Lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi ha incontrato questo pomeriggio gli studenti dell’Istituto Parentucelli-Arzelà, all’interno del ciclo di appuntamenti “Ne parliamo?”, promosso da Futuro Aperto, con il patrocinio del Comune della Spezia e il cofinanziamento di Fondazione Carispezia. Un’occasione di confronto particolarmente attesa, soprattutto alla luce del recente dibattito cittadino seguito al tragico fatto del 16 gennaio alla Spezia.
Tra le proposte discusse in questi giorni, anche l’ordine del giorno presentato dal consigliere regionale Medusei (Fratelli d’Italia) per introdurre nelle scuole corsi di difesa personale e primo soccorso. Lingiardi, proprio perché riconosce la gravità degli eventi, invita a non limitarsi a una lettura basata sul tema della sicurezza: “Insistere sui temi dell'attacco e della difesa rischia di farci restare prigionieri di una logica dell'emergenza. Questi fenomeni vanno letti dentro una cultura delle relazioni, e forse un domani anche dentro una cultura delle riparazioni”, spiega lo psicoanalista.
Lingiardi racconta di essersi interrogato a lungo su come impostare l’incontro con i ragazzi. La risposta è arrivata da un’esperienza recente, durante un appuntamento con oltre 200 studenti a Moncalieri. “Io professori non devono sempre fare lezioni, spesso devono ascoltare. Ho chiesto ai ragazzi di scrivere su un foglietto una parola o una domanda. Da ‘paura’ a ‘intimità’, da ‘corpo’ a ‘OnlyFans’: le parole proposte avevano un enorme potere di aggregazione emotiva.” Da quelle parole sono nati racconti, riflessioni, connessioni. Anche un semplice “R moscia”, scritto da uno studente, è diventato l’occasione per parlare di identità, unicità, somiglianza, diversità. “Se la parola cala dall’alto, crea distanza. Se arriva da loro, apre un varco. Io oggi sono qui più per imparare che per insegnare.”
Sul tema della presunta maggiore fragilità delle nuove generazioni, Lingiardi invita alla cautela: “L’adolescenza è un’epoca di trasformazione potente, e lo è sempre stata. Certo, oggi viviamo in un mondo sempre pù incerto, attraversato da cambiamenti che non comprendiamo ancora del tutto.”
Tra i fattori che incidono:
- la rivoluzione digitale e il passaggio dall’adolescenza analogica a quella virtuale
- il rapporto con il corpo, sempre più mediato da schermi e immagini
- le solitudini sociali
- l’ansia globale per il futuro
- un mondo adulto percepito come meno solido rispetto al passato
“Tutto questo può esporre a vulnerabilità, ma la chiave resta la capacità di raccontarsi e di essere ascoltati.”
Lingiardi riconosce il valore dell’iniziativa di Futuro Aperto, ma sottolinea la necessità di un impegno strutturale: “Queste attività nascono dal territorio, dal volontariato, dall’impegno sociale. Sono preziose, ma dovrebbero diventare una proposta organica del sistema scolastico.”
Per affrontare davvero il tema della fragilità adolescenziale, secondo lo psicoanalista, servono:
- investimenti in personale e spazi dedicati
- figure di ascolto psicologico
- percorsi di facilitazione del dialogo
- una scuola capace di accogliere e contenere
“La civiltà di un Paese è proporzionale alle sue spese nella scuola e nella salute.”
Anche se la violenza, ricorda Lingiardi, purtroppo accompagna la storia umana da sempre - si pensi alla tragedia greca o a Shakespeare - le violenze giovani oggi in aumento verso gli altri ma anche verso se stessi, richiedono interventi nei contesti educativi e sociali. "Non possiamo impedire ogni crisi, ma possiamo creare condizioni che aiutino a riconoscere, raccontare e gestire la rabbia, prima che sia troppo tardi.”







