Alla luce di queste problematiche, la redazione ha incontrato il Direttivo dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche, ponendo una serie di domande per fare chiarezza sulle principali questioni emerse e per comprendere quali siano le azioni e le prospettive dell’Ordine a tutela dei professionisti e dei cittadini.
1. Stato attuale del personale
Qual è oggi la reale situazione del personale infermieristico nella provincia della Spezia? Siamo sotto organico e di quanto?
Nuovi arrivi sono sempre utili. Ma oggi i problemi maggiori sono nel settore privato. Nel settore pubblico è complesso fare numeri: avere, ad esempio, 15 infermieri in un settore è solo un numero; vanno comprese le loro competenze e la idoneità al servizio.
Quali reparti o servizi soffrono maggiormente la carenza? Pronto soccorso? Territoriale? RSA? Ospedale?
Come detto, più di tutti è il settore privato, in particolare le RSA, perché ad ogni concorso pubblico si ha lo spostamento, diremmo quasi fisiologico, verso la Pubblica Amministrazione (ASL).
2. Cause della carenza
Quali sono, secondo voi, le cause principali della carenza di infermieri in Liguria e alla Spezia?
Retribuzioni poco attraenti rispetto ai carichi di lavoro e alle molte responsabilità. Possibilità di carriera davvero ridotte, rispetto ai molti percorsi successivi che in molti svolgono, come master universitari e lauree magistrali.
La formazione universitaria e il numero chiuso contribuiscono al problema o è più un tema di condizioni di lavoro?
Ci sono quasi ovunque meno domande, rispetto ai posti messi a disposizione. Quindi a questo punto il problema non e' certo il numero chiuso...
3. Condizioni di lavoro
Com’è cambiato negli ultimi anni il carico di lavoro degli infermieri spezzini?
Negli ultimi anni si è ridotto il numero dei pazienti a carico di ogni infermiere, grazie a una organizzazione diversa e a nuove assunzioni. Ma lavorare in un ospedale così malridotto è un problema anche per il clima interno.
I turni e le sostituzioni sono sostenibili oppure si lavora in condizioni di stress costante?
In alcune realtà, come il pronto soccorso, certi turni sono davvero critici. Questo accade ovunque per la mancanza di alternative. Il territorio non risolve questo esubero di accessi.
Queste condizioni spingono molti infermieri ad andare in altre regioni o all’estero?
Sì, anche ieri una iscritta ha lasciato l’Italia per il Nord Europa.
4. Questioni retributive e professionali
Le retribuzioni e le possibilità di carriera per gli infermieri in Liguria sono competitive rispetto ad altre regioni o Paesi?
Se pensiamo che il Trentino a novembre ha erogato robusti bonus, potremmo dire di no.
Cosa chiedete alla Regione per rendere questa professione più attrattiva?
Di permettere ciò che chiediamo da anni: riconoscimenti di carriera, di ruolo ed economici.
5. Territorio e assistenza domiciliare
La Spezia è una provincia con una popolazione molto anziana: la rete territoriale è adeguata o rischia il collasso?
La rete territoriale, per essere efficace, deve essere presente anche nei giorni festivi, come avviene in ASL 4. In quei giorni si registra un picco di accessi al pronto soccorso, e non è un caso.
L’assistenza domiciliare e la presa in carico sul territorio sono sufficientemente sviluppate?
Più personale è stato sicuramente assegnato.
6. Ospedali e riforme
La situazione del nuovo ospedale Felettino e la riorganizzazione dei servizi come hanno impattato sul personale infermieristico?
Lo capiremo meglio quando avremo il nuovo ospedale Felettino.
I criteri di allocazione del personale nelle ASL spezzine sono corretti o ci sono storture che segnalate da tempo?
C’è certamente più di qualcosa da rivedere, ma non va dimenticata una elevata età media, che produce limitazioni all’impiego certificate dal medico competente.
7. Rapporti con la politica
Avete interlocuzioni costanti con Regione e ASL? Vi ascoltano davvero?
Le interlocuzioni ci sono. L’ascolto è spesso reso possibile dalla reciproca conoscenza, che aiuta a comprendere meglio i problemi. Gli Ordini non possono partecipare alle trattative contrattuali, ma possono ribadire la peculiarità di questa professione.
Che cosa dovrebbe cambiare nell’immediato per evitare un peggioramento della situazione nei prossimi anni?
La prossima bolla pensionistica, tra il 2031 e il 2032, quando andranno in pensione decine di migliaia di infermieri, è un monito reale che impone interventi seri della politica.
8. Prospettive future
Tra pensionamenti e nuovi ingressi, qual è la previsione per i prossimi 5–10 anni? Il sistema reggerà?
Non ne siamo convinti. E siamo molto preoccupati.
Cosa direbbe oggi a un giovane spezzino che vuole diventare infermiere? Gli consiglierebbe di restare qui?
Le opportunità di impiego non mancano: questo è un dato certo e positivo.
9. Messaggio ai cittadini
I cittadini percepiscono la difficoltà del sistema: qual è l’appello che si sente di fare?
Di non dimenticare mai che le difficoltà del sistema sono anche le nostre difficoltà, le stesse, seppur da posizioni differenti.
C’è qualcosa che la politica o la stampa tende a non dire, ma che invece ritenete fondamentale far emergere?
Vorremmo più attenzione al Sistema Salute da parte di tutti.
10. Riforma Bucci
Con la riforma sanitaria voluta dal sindaco e commissario Bucci, cosa cambierà concretamente per gli infermieri e per la qualità dell’assistenza nella nostra provincia? Si tratta di un miglioramento reale o di una riorganizzazione solo sulla carta?
Al momento abbiamo solo letto alcune informazioni.
Siamo certi che qualcosa vada fatto, perché la situazione è complessa, basti pensare alle liste di attesa per alcune indagini diagnostiche. È però presto per esprimere giudizi. Auspichiamo che le periferie non vengano penalizzate e osserveremo con attenzione gli effetti sulle attività erogate.







