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Il salvataggio della Margaret: il ricordo di Fabio Pieretti raccolto dal Cantiere della Memoria (video) In evidenza

di Anna Mori - A vent'anni dal naufragio, emerge una testimonianza, davvero molto intensa, dell'aerosoccorritore protagonista del primo intervento S.A.R. della sua carriera.

In occasione del ventennale del naufragio della Margaret, che ricorre oggi 3 dicembre, il Cantiere della Memoria di Corrado Ricci ha avviato circa da un mese, una raccolta di voci e testimonianze per ricostruire quei giorni drammatici del 2005. Tra i racconti più significativi c'è quello di Fabio Pieretti, allora giovane aerosoccorritore alla sua prima missione S.A.R., che oggi rievoca quei momenti come se fossero accaduti ieri.

Il 3 dicembre 2005 il maltempo aveva investito il golfo con violenza, il vento non dava tregua e il mare sembrava sollevato da una forza invisibile. Quella mattina, molto presto, Fabio venne convocato alla base di Sarzana. Arrivò ancora con la luce incerta dell'alba, recuperò la sua attrezzatura e si unì all'equipaggio destinato a decollare in supporto al primo elicottero già in volo.

L'intervento non lasciava presagire nulla di semplice: il mercantile Margaret si era schiantato contro la diga foranea e tredici persone attendevano di essere tratte in salvo. "Quando ci dissero che sarebbero partiti due elicotteri, capimmo subito che non sarebbe stata una missione normale", racconta oggi Pieretti, ricordando la difficoltà di operare in uno scenario quasi ingestibile. "Di norma, un elicottero S.A.R. viene chiamato ad intervenire su uno scenario di soccorso quando tutte le altre risorse disponibili non riescono a portare a termine la missione, vuoi per il maltempo, per le caratteristiche della zona operazioni o per il numero di persone da salvare. - spiega ancora Fabio Pieretti al Cantiere della Memoria - Pertanto, nel momento in cui su un intervento vengono inviati due elicotteri, si sa già che quell'intervento sarà molto impegnativo".

Arrivato sulla verticale della nave, vide l'altro elicottero alle prese con il recupero e una zattera di salvataggio sbattuta dalle onde. "Ho tanti ricordi di quella mattina. Il mare in tempesta, l'altro elicottero che cercava di recuperare i naufraghi dalla diga foranea, la nave sbandata in balia delle onde. - prosegue Pieretti - Io venni verricellato in prossimità della zattera di salvataggio presente in zona, dove a bordo c'erano dei membri dell'equipaggio. Tra loro c'era l'unica donna presente a bordo, la cuoca. Era terrorizzata e si rifiutava di lasciare la zattera per essere recuperata".

Pieretti racconta che furono necessari diversi tentativi per convincerla a fidarsi: "Fortunatamente dopo qualche tentativo riuscii a convincerla a scendere in mare con me e quasi subito la consegnai a Cristian, l'Operatore Recupero naufrago del primo elicottero intervenuto. In pochi istanti i due vennero recuperati a bordo del Koala 3 e diressero, insieme agli altri naufraghi che intanto erano stati anch'essi recuperati, verso terra".

Alle 08:30 tutto era finito: tredici vite strappate al mare in tempesta. Per Fabio, quel giorno fu il battesimo operativo nel mondo del soccorso aereo. Anche gli occhi di Pieretti, ricorda, si fecero lucidi mentre stringeva Lidiya Kabanovs tra le braccia: le lacrime di gratitudine della donna rappresentarono un riconoscimento più importante di qualsiasi medaglia o encomio.

Ma il momento più toccante doveva ancora arrivare. Tre giorni dopo, i due equipaggi degli elicotteri vennero invitati a incontrare l'equipaggio della Margaret nel convento di Santa Maria del Mare di Porta Castellazzo, gestito dalle suore benedettine di clausura, che aveva accolto i naufraghi per due settimane. I marinai li attendevano in una sala, ancora provati ma sereni nel rivedere chi li aveva salvati. La cuoca Lidiya Kabanovs invece tardava ad arrivare. Quando finalmente scese, accompagnata da una suora, appariva fragile e confusa.

Il racconto raccolto dal Cantiere della Memoria descrive quel momento davvero molto emozionante: "Dopo qualche istante la cuoca scese dalla sua camera accompagnata da una suora. Era ancora visibilmente molto scossa. Guardandosi in torno, la vidi spaesata e capii che chiedeva chi eravamo e cosa ci facevamo lì. Un marinaio le riferì che eravamo le persone che li avevano tratti in salvo con gli elicotteri, ma lei continuava a dire che non riconosceva nessuno di noi. Poi mentre si guardava in torno, mi fissò e all'improvviso scoppiò a piangere e avvicinandosi a me mi abbracciò. Mi aveva riconosciuto e con me aveva riconosciuto tutti noi che avevamo lavorato per portarla in salvo".

Il comandante della Capitaneria di porto, Giovanni Pettorino, era presente insieme agli altri, testimoniando la riconoscenza per il lavoro degli elicotteri Koala.

"Li ha salvati la Madonna", commentò una suora presente, all'ombra della grande statua della Stella Maris che si trova sulla collina del monastero e ha lo sguardo rivolto al golfo.

Un abbraccio lungo, liberatorio, che chiuse simbolicamente la storia di un salvataggio difficile ma portato a termine con successo.


(Foto dalla pagina Facebook del Cantiere della Memoria)

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