La riforma nazionale del sistema camerale ha trasformato in modo profondo il ruolo delle Camere di Commercio, riducendo gli enti da 104 a 60 e ridisegnando strutture, competenze e responsabilità. In Liguria, questo processo ha assunto una forma particolare: la nascita della Camera di Commercio Riviere di Liguria, che unisce La Spezia, Savona e Imperia. Per capire che cosa significhi gestire un ente così peculiare, quali funzioni ricopra oggi una Camera di Commercio moderna e quali siano le priorità per il territorio, abbiamo incontrato Marco Casarino, Segretario Generale dal 1° giugno 2021.
Casarino parte da un concetto chiave: la missione centrale delle Camere di Commercio non è cambiata. Rimane il Registro delle Imprese, l'anagrafe ufficiale dell'economia italiana, che certifica l'esistenza, lo stato e i dati di ogni impresa. "Così come ogni cittadino è all'anagrafe del Comune, ogni impresa è registrata da noi", spiega. È un ruolo essenziale per garantire trasparenza, affidabilità e tracciabilità nei rapporti economici. Intorno a questa funzione si sono poi stratificate, nel tempo, numerose attività: regolazione di mercati e albi professionali, vigilanza su determinati settori, mediazione civile e arbitrato per ridurre il contenzioso. La riforma inizialmente prevedeva di spostare molte di queste funzioni altrove, ma progressivamente si è compreso che la Camera possiede l'ecosistema, le competenze e la vicinanza alle imprese necessari per continuare a esercitarle. Non solo: negli ultimi anni si è arricchita di nuove responsabilità considerate strategiche, tra cui la promozione del turismo, la transizione digitale delle imprese, i processi di internazionalizzazione e la transizione green.
Il caso della Camera di Commercio Riviere di Liguria è un unicum in Italia perché unisce tre territori non confinanti. "La Liguria", dice Casarino, "è una regione stretta e lunga, divisa in due grandi aree. Genova occupa oltre metà della popolazione e del tessuto economico, mentre Spezia, Savona e Imperia formano una seconda Liguria distribuita a distanza". Questa conformazione genera complessità organizzative notevoli: occorre mantenere servizi fisici efficienti in tre città diverse, far viaggiare personale e dirigenti continuamente, coordinare uffici che non si toccano geograficamente. Esistono alcune economie di scala — un unico presidente e un'unica giunta, processi accentrati, strategie unificate — ma non paragonabili ai vantaggi di territori contigui come Lombardia o Emilia-Romagna. E tuttavia, sottolinea Casarino, l'unione genera maggiore forza negoziale nei confronti della Regione: parlando come un'unica Camera, il peso politico e istituzionale aumenta.
La visione del Segretario Generale per l'ente è ambiziosa: portare la Camera Riviere di Liguria a essere "una delle più efficienti d'Italia". La figura del Segretario, ricorda, è atipica nel panorama pubblico italiano: una sorta di direttore generale con piena autonomia gestionale, ma al servizio di un mandato pubblico e non politico. Le priorità della sua azione sono quattro: accompagnare la transizione digitale e quella ecologica, preparare le imprese all'impatto dell'intelligenza artificiale — una trasformazione che Casarino definisce paragonabile alla rivoluzione industriale per portata e rapidità — rafforzare la qualità e la quantità di informazioni economiche diffuse al territorio, e migliorare i servizi di supporto alle imprese.
Nel descrivere l'ente dopo l'accorpamento, Casarino non nasconde la realtà: "Abbiamo oggi metà del personale che avevano le tre Camere originarie". In futuro, secondo il Segretario, non serviranno tanto più dipendenti, quanto figure più qualificate, soprattutto sul fronte digitale. Il problema è la capacità del pubblico di attrarre competenze elevate, che sul mercato privato trovano salari più competitivi e contesti più dinamici.
Un capitolo centrale dell'intervista riguarda il supporto alle imprese. Casarino distingue i bisogni dei nuovi aspiranti imprenditori — spesso persone che hanno un'idea ma non sanno se sia sostenibile — da quelli delle imprese già operative. Nel primo caso, la Camera svolge un ruolo di orientamento, formazione, analisi preliminare del mercato, valutando se l'idea imprenditoriale possa essere cantierabile. Nel secondo, non eroga finanziamenti diretti, ma svolge una funzione di guida tra bandi, opportunità e strumenti disponibili. "Siamo una cerniera tra le imprese e il sistema pubblico", dice. Un tassello fondamentale è Excelsior, la rilevazione mensile sui fabbisogni professionali delle imprese. È uno strumento chiave per comprendere quali figure manchino, che tipo di competenze siano richieste, su quali settori stia evolvendo l'occupazione. Questi dati diventano preziosi anche per orientare scuole, università e enti formativi.
Quando guardiamo La Spezia come se fosse un'unica grande azienda, emergono tre reparti dominanti: difesa, turismo e nautica di lusso. La difesa è il pilastro industriale storico della città, con realtà come Fincantieri, Leonardo, MBDA e tutto l'indotto tecnologico, e secondo Casarino garantisce una prospettiva di lavoro solida per almeno un decennio. Il turismo, invece, ha vissuto una crescita travolgente grazie alle Cinque Terre, al boom degli affitti brevi e alla scesa continua delle crociere. È un fenomeno che ha portato ricchezza, ampliato l'offerta commerciale e trasformato l'identità della città, ma crea anche criticità strutturali: la saturazione del centro, il ribasso della permanenza media, la pressione sui servizi e soprattutto la mancanza di un'offerta alberghiera adeguata. "Abbiamo una domanda turistica enorme", osserva Casarino, "ma la capacità ricettiva tradizionale è ferma, insufficiente. Il territorio ha bisogno di hotel, di strutture moderne, di un equilibrio tra offerta diffusa e ricettività alberghiera classica".
Infine c'è la nautica di lusso, un settore in piena espansione trainato dalla ricerca, dall'innovazione e dalle tecnologie a idrogeno che stanno trasformando il Miglio Blu in un polo di eccellenza internazionale.
Per Casarino, però, nessuna riflessione economica può prescindere da un concetto fondamentale: la pianificazione. Il turismo, ad esempio, richiede una programmazione di area vasta che oggi non esiste più. Le Province, che fino a qualche anno fa svolgevano questo ruolo, non sono più operative. Il risultato è che ogni Comune dialoga con la Regione in modo isolato, generando distorsioni e incongruenze: centri commerciali simili concentrati negli stessi luoghi, desertificazione dei quartieri periferici, perdita di servizi di prossimità, traffici turistici disordinati. "Dobbiamo tornare", dice il Segretario, "a una visione complessiva che metta la persona al centro".
Le imprese spezzine — come in tutta Italia — si confrontano con la doppia transizione digitale ed ecologica. Alcune sono già molto avanti, altre procedono con cautela, frenate da costi, da incertezze normative o dalla difficoltà di trovare personale qualificato. A questo si aggiungono due criticità profonde: il calo demografico, che riduce il numero di giovani imprenditori potenziali, e l'assenza dei centri decisionali delle grandi aziende, che spesso non hanno più radici direttive sul territorio. Secondo Casarino, la Camera può svolgere qui un ruolo essenziale: diffondere cultura digitale e green, accompagnare le imprese nei processi di innovazione, fornire formazione mirata, rendere disponibile un patrimonio di dati aggiornati e facilmente leggibili.







