Confartigianato condivide gli obiettivi ambientali del sistema di deposito cauzionale per i contenitori monouso, ma chiede che la sua introduzione non comporti nuovi costi, obblighi sproporzionati e aggravi burocratici per le micro e piccole imprese.
Il sistema può contribuire a ridurre la dispersione dei rifiuti, migliorare il decoro urbano e favorire il recupero di materie prime seconde di qualità. Dovrà però tenere conto delle caratteristiche del tessuto produttivo italiano, composto in larga parte da imprese di piccole dimensioni.
Commercio di prossimità, pubblici esercizi, ristorazione, strutture ricettive e imprese agroalimentari saranno coinvolti nella raccolta, restituzione e custodia dei contenitori. Attività che richiedono spazi, personale e investimenti, i cui costi dovranno essere integralmente coperti dal sistema.
L'Associazione chiede quindi obblighi graduati in base alle dimensioni aziendali, agli spazi disponibili, alla capacità logistica e alle specificità territoriali, con particolare attenzione ai centri storici, ai piccoli borghi, alle aree montane e alle località turistiche.
Positiva la soglia di 200 metri quadrati, al di sotto della quale l'adesione dei punti vendita resterebbe volontaria. Dove non siano presenti strutture sopra tale limite, potranno essere previsti punti di raccolta collettivi, sistemi itineranti o soluzioni coordinate con gli enti locali.
Il nuovo meccanismo dovrà inoltre integrarsi con la raccolta differenziata esistente, evitando duplicazioni e aumenti indiretti dei costi per imprese e cittadini. Necessario anche il coinvolgimento stabile delle organizzazioni delle piccole imprese nella governance e nel monitoraggio del sistema.
Ad intervenire sul tema è il responsabile dell'Ufficio Ambiente di Confartigianato La Spezia Enrico Taponecco, che afferma: «Oggi le nostre imprese si confrontano quotidianamente con burocrazia, adempimenti e regole, basti pensare all'introduzione del RENTRI, al pagamento del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e l'adozione del registro digitale – continua Taponecco – purtroppo a queste condizioni per l'impresa diventa sempre più difficile concentrarsi sul proprio lavoro, si rischia di doversi occupare più degli adempimenti che del proprio mestiere. Il deposito cauzionale potrà diventare una leva di innovazione ambientale e competitività territoriale, ma deve essere bilanciato in base a diversi fattori: dimensione dell'impresa, tipologia, localizzazione, specialmente nel nostro territorio dove spesso lo spazio è limitato e le imprese non hanno facilità nel deposito e nel trasporto.»







