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Energia, guerre e dazi: le nuove crisi che preoccupano le imprese spezzine In evidenza

di Anna Mori - Lo studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato presentato da Enrico Quintavalle analizza anche gli effetti delle tensioni internazionali sull’economia provinciale.

Energia, tensioni geopolitiche, aumento dei costi e rallentamento dei mercati internazionali. Sono le nuove incognite che gravano sul sistema produttivo spezzino secondo lo studio “Imprese ed economia nell’era dell’incertezza”, realizzato dall’Ufficio Studi nazionale di Confartigianato e presentato questa mattina dal responsabile Enrico Quintavalle durante la conferenza stampa organizzata da Confartigianato La Spezia per gli ottant’anni dell’associazione.

L’analisi evidenzia come l’economia provinciale si trovi ad affrontare una nuova fase di forte instabilità senza avere ancora completamente riassorbito gli effetti della crisi energetica del 2022.

Fino al 2007 l’economia ha seguito un andamento più o meno lineare. La situazione è cambiata radicalmente a partire dal 2008, anno in cui è cominciato un forte periodo critico per l’economia, soprattutto per la manifattura, che si è prolungato fino al 2011. E’ seguito un periodo di austerity che ha portato tra il 2014 e il 2019 ad un trend di crescita. Un nuovo arresto nel 2020 con la pandemia, poi la stretta monetaria del 2022 e la crisi energetica del 2023e poi ancora nel 2025 la crisi legata ai dazi e allo stretto di Hormutz.

Questo scenario internazionale di continue criticità ha avuto pesanti effetti anche a livello locale. Oggi fare impresa è sicuramente più difficile rispetto a 20 anni fa, quando investire era più facile.

Impatti della crisi in Medio Oriente su energia e crescita

L’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente sta determinando un forte incremento dei prezzi energetici a livello europeo e italiano, con effetti diretti anche sull’economia della provincia della Spezia. Secondo i dati illustrati da Quintqvalle,tra febbraio e aprile 2026, il prezzo medio dell’energia è aumentato del +49,9%, con un picco del +41,4% registrato a marzo, secondo valore storico dopo il 1974. Tale dinamica contribuisce a rafforzare pressioni inflazionistiche e rischi di rallentamento della crescita.

Dipendenze energetiche e vulnerabilità delle filiere

Secondo i dati dello studio di Confartigianato, il sistema energetico italiano presenta una significativa dipendenza dalla zona mediorientale: l’11% del gas naturale liquefatto proviene dal Qatar, mentre oltre il 56,6% del gasolio raffinato è importato da paesi del Golfo. Anche l’Unione Europea dipende per circa il 35% del jet fuel dal Medio Oriente. Sebbene esistano margini di compensazione attraverso fornitori alternativi (Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti), la vulnerabilità resta elevata.

Rischi economici e commercio estero

Quintavalle ha evidenziato che il contesto attuale aumenta il rischio di scenari di stagflazione, come evidenziato da Banca d’Italia e MEF. Le tensioni geopolitiche incidono anche sugli scambi commerciali: il “Made in Italy” verso il Medio Oriente, pari a circa 27,9 miliardi di euro, ha mostrato una contrazione negli ultimi anni (da 365 milioni nel 2024 a 106 milioni nel 2025). Anche l’export della provincia della Spezia risente di questa dinamica, soprattutto nei settori manifatturiero e logistico.

Effetti sulle catene di approvvigionamento

A preoccupare maggiormente è la crisi nell’area del Golfo e il rischio di ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali. Per la provincia spezzina il mercato del Medio Oriente valeva nel 2025 circa 106 milioni di euro di export, contro i 365 milioni del 2024. La crisi si riflette inoltre sulle catene globali di approvvigionamento, con aumenti significativi dei prezzi delle materie prime: +38,1% per metalli e minerali ad aprile 2026 e fino a +51,8% per elio, bromo e alluminio. Sono particolarmente colpiti i settori legati al petrolio (plastiche, bitumi, asfalti) e le filiere industriali energivore europee, che importano dall’Asia circa 24,7 miliardi di euro di prodotti come chimica, metallurgia e materiali da costruzione.

Implicazioni per la provincia della Spezia

Per la provincia della Spezia, questo trend si traduce in aumento dei costi operativi, maggiore volatilità delle catene di fornitura e rallentamento potenziale dell’export. La capacità di diversificare approvvigionamenti e mercati di sbocco diventa quindi un elemento chiave per contenere gli effetti della crisi e preservare la competitività del territorio.
Sono 905 le imprese spezzine considerate maggiormente esposte alla crisi energetica, oltre la metà delle quali artigiane.

Il quadro viene ulteriormente complicato dalla stretta creditizia. Lo studio dell’Ufficio Studi Confartigianato evidenzia infatti che a dicembre 2025 i prestiti alle piccole imprese liguri risultavano in calo del 6%, un dato peggiore rispetto alla media nazionale.

Anche il mercato statunitense mostra segnali di rallentamento. Nel 2025 l’export spezzino verso gli Stati Uniti ha registrato una flessione del 6,2%, in un contesto segnato dalle tensioni commerciali e dalla guerra dei dazi.

Nonostante le difficoltà, Confartigianato sottolinea però la capacità di resistenza delle micro e piccole imprese locali, che rappresentano oltre l’84% del tessuto produttivo provinciale.
Secondo Figoli, la sfida principale sarà accompagnare le imprese nella transizione energetica e digitale, sostenendo innovazione, formazione e accesso al credito.
“L’intelligenza artificiale, la sostenibilità e il ricambio generazionale non devono essere percepiti come ostacoli ma come opportunità per rendere il sistema economico spezzino ancora più competitivo e moderno”, ha aggiunto il presidente di Confartigianato La Spezia

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