Alessandro Laghezza si presenta alla stampa con la voce ancora un po’ emozionata. Lo dice apertamente all’inizio: questa presidenza, rappresenta per lui un passaggio importante, vissuto con entusiasmo e senso di responsabilità. “Sono arrivato a questo incarico con tanta voglia di lavorare per il territorio”.
Ha ricordato subito come Confindustria non sia soltanto un luogo di rappresentanza, ma un’Associazione di Categoria che offre servizi, sostegno, relazioni alle imprese, cercando di fare riferimento a una visione di sviluppo globale. Merito, sottolinea Laghezza, del lavoro svolto negli ultimi anni sotto la presidenza di Mario Gerini, che ha saputo trasformare l’associazione in un punto di riferimento per la programmazione industriale dell’intero territorio. Una struttura che, dice, è ricca di persone capaci, con una professionalità che considera “un patrimonio straordinario” e con cui intende lavorare in totale coesione.
Parlando del sistema imprenditoriale spezzino, Laghezza ha evidenziato come La Spezia rappresenti un caso quasi unico in Italia per diversificazione produttiva. Secondo il neo presidente la provincia vive un equilibrio raro: accanto alle grandi realtà come Leonardo, Fincantieri, Intermarine e all’intera filiera della difesa e della cantieristica, convivono imprese medie e piccole ad alta tecnologia specializzate nei superconduttori, elettroniche, aziende meccaniche tra le più dinamiche del Paese, un sistema logistico-portuale solido, un’edilizia capace di affrontare cantieri complessi in Italia e all’estero, un comparto turistico in espansione e un settore dei servizi sempre più qualificato. Tutto questo, osserva, contribuisce a rendere l’economia della provincia forte, con tassi di crescita di tutto riguardo.
La sua attenzione si è poi spostata sul tema che, afferma, “è il primo che mi viene segnalato da ogni imprenditore”: la carenza di personale qualificato. Non soltanto operai specializzati ma anche tecnici, figure intermedie, ingegneri, quadri e manager. Una difficoltà che rischia di frenare le grandi opportunità che si aprono con gli investimenti nella cantieristica, nella difesa, nei servizi avanzati, nel porto e nella logistica. Laghezza sostiene che la sfida sarà mettere in connessione le imprese con i giovani e con tutto il mondo della formazione, dai percorsi ITS a Promostudi, dal Cisita alla Scuola Nazionale Trasporti. “Non possiamo permetterci di perdere giovani che cercano lavoro proprio mentre le nostre aziende faticano a trovare personale. E dobbiamo attrarne da fuori, offrendo un territorio capace di accoglierli”.
Quando passa a parlare dello sviluppo territoriale, il nuovo presidente entra nel vivo di uno dei temi a cui tiene di più: il grande disegno delle aree produttive e delle infrastrutture. Per Laghezza il territorio deve pensare alla Spezia dei prossimi trent’anni, e per farlo bisogna partire dai grandi spazi oggi sottoutilizzati. L’area Enel, con i suoi settanta ettari in attesa di bonifica e riqualificazione, rappresenta a suo giudizio un polmone decisivo. L’Arsenale, con oltre cento ettari interni, contiene spazi che la Marina Militare non utilizza più da tempo. Ci sono poi le aree della piana di Magra, l’ex Vaccari, i terreni industriali di Ceparana e molte altre superfici disseminate nella provincia. Tutto questo, dice, può diventare il grande spazio industriale del futuro, purché venga pensato in modo unitario e connesso.
Proprio sul rapporto con la Marina Militare si sofferma con un passaggio molto sentito. Racconta di suo nonno, che fu ufficiale sul Vespucci, e dice che la storia industriale spezzina esiste anche grazie alla presenza della Forza Armata. La filiera navale civile e militare, i colossi come Leonardo e Fincantieri, decine di aziende medie e piccole vivono in un ecosistema che senza la Marina non sarebbe mai nato. E tuttavia, aggiunge, esistono aree non più necessarie alle esigenze operative di oggi e che potrebbero tornare alla città o essere utilizzate dalle imprese della filiera. “Non si discute minimamente il ruolo fondamentale della Marina, che è una risorsa per l’Italia e per la Spezia. Ma possiamo riaprire un dialogo per usare meglio gli spazi, per dare nuovo valore al territorio”. Un dialogo, sottolinea, che passerà anche attraverso Confindustria nazionale.
La sua visione infrastrutturale guarda a una provincia connessa. Parla della necessità della bretella Santo Stefano–Follo, di un collegamento diretto tra la piana di Magra e la città, alternativa all’attuale bretella, che potrebbe concretizzarsi attraverso un tunnel tra Arcola e la parte orientale della Spezia, di opere viarie già programmate attraverso accordi tra Regione e società concessionarie, di un sistema che colleghi davvero il territorio da Brugnato fino a Marina di Carrara. Se questa rete diventa realtà, sostiene, l’intera area spezzina si presenterà come una pianura industriale ampia, moderna, competitiva e finalmente unita.
Uno dei punti più innovativi del suo intervento riguarda però il tema dell’housing. Laghezza descrive un territorio dove migliaia di appartamenti restano inutilizzati: immobili ereditati, seconde case chiuse da anni, piccoli interventi da fare che i proprietari non riescono ad affrontare, timori per morosità o per vincoli contrattuali troppo rigidi. Racconta di un progetto approfondito con ANCE e con il supporto tecnico dell’università di Pisa e del Prof. Lazzini, che immagina un veicolo societario in grado di fare piccoli lavori, garantire i proprietari, offrire canoni sostenibili e riportare sul mercato un patrimonio oggi dormiente. Una misura che definisce fondamentale per sostenere sviluppo economico e attrazione di personale qualificato.
Parlando di logistica, Laghezza considera la Zona Logistica Semplificata uno degli strumenti più promettenti. Ricorda che non sarà pienamente operativa finché non verrà nominato il presidente-commissario, nomina che si attende a giorni e per la quale si fa anche il nome di Bruno Pisano. Ma è convinto che, una volta avviata, la ZLS porterà semplificazioni, competitività, opportunità e un impulso nuovo per il porto e le attività collegate.
Verso la fine della conferenza torna sul suo passato e sulla candidatura di dieci anni fa. Racconta che allora aveva entusiasmo ma non aveva ancora compreso la complessità delle relazioni industriali, dell’associazione, delle sensibilità interne. Che non aveva ascoltato abbastanza e che quel passaggio gli è servito. “In dieci anni sono maturato molto. Sono cresciuto come imprenditore e come associato. Oggi ho ascoltato gli imprenditori e sono più consapevole delle necessità reali e su come affrontarlo”.
Alla domanda su cosa vorrebbe lasciare alla fine del mandato, Laghezza risponde che sogna una Confindustria ancora più presente nella vita della città e del territorio, un’associazione che continui la strada tracciata da Gerini, con il quale sottolinea la continuità del suo mandato, e che sappia esprimere una visione ampia, a trecentosessanta gradi. Vorrebbe aumentare il numero delle imprese associate, rafforzare il ruolo pubblico dell’associazione, essere protagonista non solo nei temi economici ma anche in quelli culturali e sociali. Ricorda come Confindustria sostenga convintamente la candidatura di Sarzana a Capitale Italiana della Cultura e aggiunge che il territorio ha energie vive, diffuse, che meritano solo di essere connesse.
Conclude tornando al tema dell’ascolto: “Confindustria è la casa delle imprese e deve essere la casa delle energie migliori. Il nostro lavoro sarà ascoltare, collegare, immaginare il futuro. È una grande responsabilità, ma anche una grande occasione”







