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“La Spezia Forte”, presentato il mini‑documentario nel Rifugio Antiaereo Quintino Sella In evidenza

di Francesca Tarantino - Nel cuore della galleria antiaerea rivivono le testimonianze del 1943: memoria, ricerca storica e visione per il futuro della città.

È stato presentato ieri pomeriggio, all’interno del Rifugio Antiaereo Quintino Sella della Spezia, il mini-documentario del progetto “La Spezia Forte”, un percorso audiovisivo dedicato alla memoria civile e ai luoghi che hanno segnato la storia della città. Il rifugio, costruito alla fine del 1942 e utilizzato anche se non ancora ultimato, torna così a essere spazio di racconto e consapevolezza.

"Oggi abbiamo potuto riascoltare le loro storie, non per restare nel passato, ma per costruire un futuro più consapevole", ha dichiarato Vimal Carlo Gabbiani, giornalista e autore del progetto, sottolineando il valore educativo e civile dell’iniziativa.

Il mini-documentario raccoglie voci e ricordi di chi, nella notte fra il 18 e il 19 aprile 1943, visse in prima persona l’esperienza dei bombardamenti. Tra loro Mario Bianchi, che all’epoca aveva nove anni e che ha raccontato l’orrore della guerra e le notti trascorse proprio in quella galleria. La sua presenza alla presentazione è stata particolarmente emozionante.

Tra le protagoniste del progetto c’è anche Angela Braunovic, nata in Montenegro nel 1993, laureata in "Belle Arti" e "Conservazione" all’Università di Belgrado e residente in Italia da cinque anni. La sua passione per la ricerca storica l’ha portata alla sua prima pubblicazione dedicata proprio al Ricovero Antiaereo Quintino Sella. "Ho passato tanto tempo qui dentro, e man mano le emozioni mi hanno spinto ad approfondire la storia di questo luogo», ha raccontato. «Una volta trovati i documenti, ho pensato che fosse giusto spendere un libro per mantenere viva la memoria".

Brunovic ha ricordato anche uno degli episodi più toccanti emersi dalla sua ricerca: nel rifugio nacque una bambina durante un bombardamento, un piccolo miracolo che ancora oggi colpisce i visitatori e che testimonia come la vita possa resistere anche nei momenti più drammatici. Dopo l’interesse suscitato dal primo volume, la ricercatrice ha anticipato che è già in lavorazione una seconda pubblicazione.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha ricordato anche il lungo percorso che ha portato alla valorizzazione del rifugio, situato tra via Manzoni e via Crispi. Dopo anni di lavoro e un confronto con la Soprintendenza, il sito è stato messo in sicurezza, consolidato e recuperato nei suoi materiali originali. L’apertura al pubblico, avvenuta un anno fa, è stata accompagnata dalla realizzazione di un’opera esterna dell’artista internazionale Ozmo, che raffigura un bambino con lo sguardo curioso e rivolto al futuro: un messaggio di speranza che dialoga con la memoria custodita nel rifugio.

Vimal Carlo Gabbiani ha ricordato l’emozione provata nel ripercorrere quegli spazi: "Abbiamo camminato con emozione tra queste pareti che hanno ascoltato il battito accelerato di migliaia di persone". E ha aggiunto: "Non è solo un luogo di silenzio, ma un luogo che ha vissuto e sofferto".

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a Mario Bianchi, che da bambino visse i bombardamenti del 1943 e trovò rifugio proprio nel Quintino Sella durante quelle notti terribili. "Riflettete, amici carissimi, riflettete", ha detto con grande emozione. "Pensate con quale spirito entravamo qui dentro: non solo per salvarci la vita, ma con il pensiero di ciò che lasciavamo a casa".

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