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Piazza Brin, la fontana di Basaldella da settant’anni al centro del quartiere Umbertino In evidenza

di Anna Mori - All’inizio non incontrò il favore dei cittadini, oggi è diventata un simbolo.

Per capire davvero la fontana di Mirko Basaldella bisogna partire da Piazza Brin, perché la piazza nasce molto prima dell’opera ed è il motivo per cui quell’intervento venne realizzato.
Alla fine dell’Ottocento La Spezia vive una trasformazione rapida e profonda legata allo sviluppo dell’Arsenale Militare e alla crescita della città come polo industriale e strategico.

In pochi anni arrivano migliaia di lavoratori e famiglie da altre regioni d’Italia. La città non è pronta a questo incremento demografico e si formano situazioni abitative precarie, con forti problemi igienici e sanitari. L’epidemia di colera del 1884 rappresenta uno dei momenti più critici e rende evidente la necessità di un intervento urbanistico organico.
In questo contesto prende forma il progetto del quartiere Umbertino, pensato come nuovo insediamento ordinato per la popolazione operaia. I primi sviluppi urbanistici, già presenti nella documentazione e nei resoconti di fine secolo — come quelli del 1891 dedicati alla riorganizzazione della città — individuano chiaramente la necessità di uno spazio pubblico centrale.

Per ospitare questa nuova popolazione si decise di creare un intero quartiere (leggi qui). Non fu un’espansione spontanea, ma un piano regolatore preciso, con strade regolari, isolati razionali e al centro una piazza che ne diventasse il cuore: nacque l’Umbertino, chiamato così in onore di Umberto I di Savoia.
È così che nasce Piazza Brin, non come elemento decorativo ma come fulcro del nuovo quartiere: luogo di mercato, di incontro e di vita quotidiana. L’area viene ottenuta anche attraverso importanti lavori di bonifica, trasformando terreni marginali e in parte acquitrinosi in uno spazio urbano strutturato. Dove oggi si trova la piazza, a metà Ottocento non c’era nulla che facesse pensare a un futuro centro urbano: solo orti, campi e alcuni mulini

Piazza Brin fu pensata come fulcro del nuovo quartiere: un ampio spazio rettangolare, luogo di mercato, di ritrovo e di vita collettiva. Il suo nome rendeva omaggio a Benedetto Brin, ingegnere e ministro della Marina, figura di spicco dello sviluppo navale italiano, che tanto aveva sostenuto l’espansione della città.

La storia di Piazza Brin affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’Amministrazione Comunale, già dal 1885, decise di lasciare libere le porzioni di terreno che vi confluivano, affidando ai privati il compito di erigere edifici di particolare pregio architettonico. Tra i primi a essere costruiti vi furono i palazzi Sabatini e Palladini, progettati da Fortunato Zanazzo tra il 1898 e il 1900. Caratterizzati da uno stile Liberty evidente tanto nelle decorazioni esterne quanto nei dettagli interni, poggiano su arcate porticate in arenaria che conferiscono monumentalità. All’interno, botteghe, scantinati e appartamenti un tempo impreziositi dai pavimenti artistici di Adolfo Boletto completavano l’impianto.
Pochi anni più tardi, tra il 1903 e il 1909, vennero edificati i cinque palazzi Bertonati, opera della famiglia di impresari guidata da Cesare e poi da Gaetano Bertonati.

Questo contrasto tra il carattere popolare del quartiere Umbertino e la monumentalità della piazza è uno degli elementi più affascinanti della sua storia urbanistica. Il disegno architettonico puntava a sottolineare l’importanza del nuovo quartiere, rendendo piazza Brin un centro riconoscibile, con una propria identità e un respiro che ricordava le grandi piazze urbane di fine Ottocento.

Il dopoguerra e il concorso per la fontana

Nel secondo dopoguerra la piazza viene progressivamente sistemata a giardino pubblico. In questo contesto si decide di collocare una fontana al centro dello spazio, con l’obiettivo di riqualificare l’area e introdurre un elemento artistico contemporaneo.

Per la realizzazione dell’opera viene bandito un concorso pubblico. L’intenzione non è solo estetica, ma anche culturale: portare l’arte moderna dentro uno spazio quotidiano e popolare. Tra le proposte viene selezionata quella di Mirko Basaldella, scelta per la capacità di interpretare un linguaggio scultoreo contemporaneo, lontano dalla tradizione monumentale. Il progetto viene realizzato con posa nel 1955 e inaugurazione ufficiale nel 1956.

La fontana è realizzata principalmente in bronzo, materiale tipico del lavoro di Basaldella per la sua capacità di restituire superfici ricche, irregolari e materiche. L’insieme poggia su una vasca in pietra che raccoglie e convoglia l’acqua.
La struttura non è simmetrica né figurativa. È composta da elementi plastici fusi e assemblati in modo da creare un insieme aperto, quasi in movimento. Un’opera complessa e ricca di suggestioni, composta da materiali eterogenei quali pietra, bronzo, rame, ottone, ferro, cemento, legno, gesso e styrofoam, rivestiti da mosaico veneziano, che dona luce e movimento all’intera composizione. L’acqua non ha un unico punto di uscita, ma scorre attraverso diverse sezioni della scultura, seguendo percorsi differenti e generando un movimento continuo e frammentato.

Perché si chiama “Fontana delle Voci”

Il nome nasce dall’esperienza diretta degli abitanti della piazza. La struttura irregolare e il modo in cui l’acqua si muove producono suoni diversi: piccoli rumori, eco e variazioni continue. Non c’è un unico flusso sonoro, ma una somma di elementi. Da qui nasce il soprannome “Fontana delle Voci”, perché il suono sembra moltiplicarsi come se provenisse da più direzioni contemporaneamente.

Perché fu scelto Basaldella

La scelta di Mirko Basaldella si inserisce in una stagione in cui molte città italiane cercano di introdurre l’arte contemporanea negli spazi pubblici. L’opera proposta non è un monumento celebrativo, ma una presenza astratta pensata per vivere nello spazio urbano. Una scelta coerente con l’idea di modernizzare il linguaggio della città senza separarlo dalla dimensione quotidiana del quartiere.

Chi era Mirko Basaldella

Mirko Basaldella nasce a Udine nel 1910 e cresce in un ambiente familiare fortemente legato all’arte. Anche i fratelli Afro e Dino saranno figure importanti nel panorama culturale del Novecento.
La sua ricerca si sviluppa tra Italia ed estero e si concentra progressivamente su una scultura non figurativa, basata su forme libere e materiali lavorati in modo espressivo.
Negli anni Cinquanta si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna alla Harvard University. Il suo lavoro indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione, con un uso costante del bronzo e una forte attenzione alla superficie.

Inizialmente i cittadini furono perplessi…

All’inizio la fontana suscitò curiosità e anche qualche perplessità per la sua forma insolita. Con il tempo però venne assimilata dal quartiere e diventa un punto di riferimento naturale.
È il luogo degli appuntamenti, un orientamento nello spazio urbano, un elemento che fa parte della vita quotidiana di Piazza Brin senza bisogno di essere spiegato.

A distanza di settantuno anni dalla posa e settant’anni dall’inaugurazione ufficiale, la fontana di Basaldella continua a occupare il centro della piazza. Resta un segno stabile dentro un quartiere che ha attraversato molte trasformazioni. E continua a fare ciò per cui è stata pensata: accompagnare la vita quotidiana, con quel suono irregolare dell’acqua che le ha dato il nome e che ancora oggi la distingue.

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