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Oltre il blu: il ricordo di Enzo Maiorca nelle parole della figlia Patrizia In evidenza

di Francesca Tarantino - Al Museo Tecnico Navale della Spezia il settimo incontro di “Rotte di Conoscenza” dedicato alla famiglia Maiorca e al loro legame con il mare.

Nel settimo appuntamento di Rotte di Conoscenza, organizzato per il centenario del Museo Tecnico Navale della Spezia, la voce di Patrizia Maiorca ha guidato il pubblico in un viaggio dentro la storia della sua famiglia, una storia che affonda le radici nel mare e che nel mare trova ancora oggi la sua eredità più profonda. Accanto a lei, l’ammiraglio Leonardo Merlini ha introdotto un incontro che non è stato soltanto commemorazione, ma un vero attraversamento emotivo e culturale dedicato alla figura di Enzo Maiorca, a dieci anni dalla sua scomparsa.

Il racconto di Patrizia ha riportato alla luce l’origine di quel legame che la sorella Rossana definiva “filo turchino”: un amore nato nell’infanzia di Enzo, quando dalla casa di Siracusa osservava la superficie del mare, ascoltandone la voce anche nei giorni di tempesta. Da adolescente, grazie a una maschera antigas trasformata con ingegno in maschera subacquea, scoprì per la prima volta il mondo sommerso. Fu un incontro folgorante, che gli rivelò un universo di colori, forme e creature destinato a diventare il centro della sua vita.

La carriera sportiva di Maiorca attraversa quasi trent’anni di record, dal 1960 al 1988, in parallelo con le grandi sfide dell’umanità. Mentre l’uomo camminava sulla Luna, lui esplorava il “sesto continente”, spingendosi sempre più in profondità fino ai -101 metri raggiunti a 57 anni. Ma la sua figura non si esaurisce nell’impresa sportiva: le sue immersioni divennero un laboratorio vivente per la ricerca scientifica. Negli anni Ottanta il CNR avviò studi sistematici sul profondismo, mentre l’Università di Buffalo analizzò la bradicardia da immersione, osservando come il battito cardiaco potesse scendere fino a dieci pulsazioni al minuto. Maiorca contribuì così a unire sport e scienza, esperienza fisica e conoscenza fisiologica.

Uno degli episodi più significativi ricordati da Patrizia riguarda una cernia arpionata durante una battuta di pesca. Nel momento in cui Enzo infilò la mano nell’anfratto in cui l’animale si era rifugiato e sentì il cuore battere all’impazzata per la paura, comprese che il mare non era un luogo da dominare, ma da rispettare. Da quel giorno divenne un convinto difensore degli ecosistemi marini. Questa consapevolezza lo portò nel 1973 a scegliere La Spezia per due record, -58 e -80 metri, per denunciare il degrado delle coste siracusane, compromesse dall’inquinamento industriale e dall’abusivismo edilizio. La città della Spezia lo accolse con un affetto che lo accompagnò per tutta la vita, creando un legame che Patrizia ha ricordato con gratitudine.

Il racconto si è poi soffermato sulla figura di Rossana Maiorca, la sorella scomparsa nel 2005, ricordata attraverso la statua sommersa che la raffigura in risalita e che dal 2008 si trova nelle acque del Plemmirio. Oggi la scultura è ricoperta di organismi marini, un’immagine che per Patrizia rappresenta la capacità del mare di trasformare e accogliere, un abbraccio che continua nel tempo.

Patrizia ha descritto anche la sensazione unica dell’immersione, quel momento in cui il cuore rallenta e il corpo si abbandona all’acqua, fino a sentirsi “goccia tra le gocce”, parte di un tutto più grande. È un’esperienza che unisce fisiologia, emozione e spiritualità, e che per lei rappresenta la forma più autentica di dialogo con il mare.

Patrizia ha sintetizzato, infine, l’insegnamento più profondo del padre: la felicità non è accumulo, ma essenzialità. Basta un raggio di sole sulla pelle e un affetto sincero accanto per ricordare ciò che conta davvero. In un mondo che corre dietro al consumismo e a falsi valori, il mare continua a insegnare il rispetto per ogni forma di vita, animale o vegetale, e a ricordare che l’uomo non è al centro del creato, ma parte di un equilibrio più grande.

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