È stata inaugurata ieri in Passeggiata Morin, la mostra fotografica “Gli anni Trenta spezzini” (leggi qui), che propone venti immagini delle facciate e degli interni dei negozi cittadini più eleganti di quell’epoca. Gli scatti del fotografo Rodolfo Zancolli restituiscono l’atmosfera di una città che, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, aveva vissuto una trasformazione radicale: da borgo medievale di diecimila anime a moderna città industriale e portuale da quasi centomila abitanti.
Il cuore della mostra è dedicato alla vicenda professionale e familiare dei Rigatti, falegnami e mobilieri che hanno saputo interpretare i cambiamenti di quegli anni.
Dalla Spezia medievale alla città moderna
La Spezia fu protagonista, a partire dal 1869, di una vera e propria rivoluzione economica e sociale. L’inaugurazione dell’Arsenale militare segnò l’inizio di una stagione nuova, in cui la città si affermò come piazzaforte marittima del Regno d’Italia.
In rapida successione nacquero i cantieri navali del Muggiano, il porto mercantile, la nuova linea ferroviaria verso Parma e la Pianura Padana e importanti industrie come la Vickers-Terni e la Cerpelli. La popolazione aumentò in maniera esponenziale, passando da circa 30.000 abitanti a 100.000 in pochi anni, e l’urbanistica della città si trasformò: nuovi palazzi, teatri, caffè, uffici pubblici e negozi cambiarono il volto del centro.
Per molte famiglie questo “cantiere della modernità” rappresentò un’occasione unica. Se da un lato una parte d’Italia viveva ancora immersa in una cultura agricola, spesso costretta a emigrare all’estero, dall’altro la Spezia attirava lavoratori, artigiani e imprenditori pronti a cogliere le opportunità offerte dal nuovo scenario.
La falegnameria Rigatti, dal lusso al moderno
In questo contesto arrivò Oreste Rigatti (Chiavari, 1875), che nel 1893 aprì un laboratorio di falegnameria in Via Di Monale. In breve tempo la sua bottega divenne un punto di riferimento per la città in crescita, specializzandosi nella realizzazione di mobili di lusso “a stile antico e moderno”.
Le sue creazioni arredarono gli spazi più prestigiosi della Spezia: il caffè Bazzell-Crastian, la gioielleria Caracciolo, la drogheria Bertolotto, la farmacia Fornelli, la gioielleria Bosco, il negozio Lombardi, il salone Franco e la tintoria Volpi. Non mancavano importanti commesse pubbliche, come gli arredi per la compagnia telefonica Teti e per il comando dell’Arsenale Militare.
La sede della falegnameria, in via Di Monale, occupava un intero isolato tra l’attuale viale Amendola e via Colombo, ed era dotata delle più moderne macchine per la lavorazione del legno. Vi lavoravano operai, apprendisti e garzoni, in un clima di fermento produttivo che ben rappresentava lo spirito della nuova città.
L’eredità di Amleto e gli anni Trenta
Dopo la crisi economica del primo dopoguerra, che colpì duramente la Spezia, fu il figlio Amleto Rigatti (1902) a rilanciare l’attività. Con intraprendenza traghettò la ditta verso lo stile sobrio e geometrico dell’art déco, che segnò gli anni Trenta.

Le forniture della falegnameria impreziosirono le vetrine e gli interni di negozi all’avanguardia, come la rivendita di radiofonia Magnadyne, le boutique Manucci e Soliani, e il celebre Stivale d’Italia. Parallelamente, Rigatti realizzò arredamenti per abitazioni private, soddisfacendo le famiglie spezzine che volevano restare al passo con la moda del tempo.
L’attività proseguì fino al 1943, quando i bombardamenti costrinsero la famiglia a trasferirsi a Marina di Pietrasanta. Dopo la guerra, Amleto riaprì lì una nuova bottega, continuando a lavorare con abilità fino agli anni Settanta, quando intraprese anche l’attività di albergatore in Versilia.
La memoria ritrovata
Oggi la mostra in Passeggiata Morin restituisce dignità e memoria al nome Rigatti, rimasto a lungo poco celebrato nella città d’origine. Grazie agli album fotografici recuperati da Diego Borri, Presidente dell'Associazione "Fanti de Spèza", e ai ricordi dei figli di Amleto, Giovanni e Paola, insieme all’ultimo degli apprendisti, Piero Bakù Rutili, è possibile riscoprire la storia di una bottega che contribuì a costruire l’identità estetica e sociale della Spezia moderna.
Le venti fotografie esposte non sono solo documenti storici, ma finestre su un’epoca in cui la città seppe trasformarsi con velocità e ambizione, accogliendo il futuro e vestendolo di eleganza.
Immagine di copertina: Oreste Rigatti con la moglie (Archivio familiare Giovanni Rigatti)
Immagine nel testo: Amleto Rigatti (Archivio familiare Giovanni Rigatti)







