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Spezzini Fuori Porto n. 16: Francesco Del Vigo, dal Golfo dei Poeti a ‘Il Giornale’ In evidenza

Di Laura Orsenigo - Francesco Maria Del Vigo Pennucci, a soli 35 anni è il nuovo vice-direttore de"Il Giornale".


Diplomato al liceo classico Costa, laureato a Parma: ora milanese ma con la nostalgia del nostro molo.


Da quando ha lasciato Spezia?
Dal 2000, da quando ho iniziato l'Università in Comunicazione a Parma e poi mi sono trasferito a Milano.


È molto giovane, ma se dovesse ripensare ai suoi primi ricordi della città cosa le viene in mente?
C'è un'immagine quasi "ancestrale" che mi torna in mente, in assoluto uno dei miei primi ricordi. Avrò avuto 3 anni e ricordo la visione del molo dall'altezza del passeggino. Ancora oggi per me il molo è il mio "luogo del cuore", tra l'altro uno dei pochi punti della città in cui il mare diventa accessibile, in cui Spezia si apre verso l'esterno. Quella visione del molo, del mare, delle palme è talmente radicata in me che ora, quando ho rivisto le palme in piazza Duomo a Milano... mi sono sentito un po' più a casa!


Come ritrova oggi Spezia?
Cambiata, in senso positivo. Trovo che siano stati fatti tanti interventi per migliorarla, soprattutto dal punto di vista estetico. Mi piace il centro pedonale, lo trovo molto curato e vitale. Anche la stessa piazza Verdi, che per me è stata praticamente "casa" per tutta l'adolescenza, non mi sento di bollarla come "mostruosa". Forse il risultato non è molto armonico, gli elementi decorativi decontestualizzati, ma nel complesso apprezzo l'opera di riqualificazione.


Cosa invece andrebbe migliorato?
Senz'altro la sicurezza. Per la prima volta camminando in zona stazione ho avvertito un senso di paura che non avevo mai provato prima. Ci sono zone della città storiche, come il quartiere Umbertino, lasciate al degrado, abbandonate, che andrebbero recuperate.


Ci sono altri aspetti della città che a suo avviso andrebbero "recuperati"?
Quello che mi spiace è vedere la mancanza di amor proprio, per le proprie radici. Mi piacerebbe molto vedere che l'Amministrazione comunale dia il giusto peso a personaggi spezzini di spicco. Penso ad esempio al giornalista e scrittore Gino Patroni, al quale mi pare sia solo dedicata una targa, oppure al grande Giancarlo Fusco a cui è intitolata solo una scalinata. Vorrei vedere e sentire l'orgoglio per le proprie radici attraverso degli atti concreti, dei momenti condivisi e sentiti dalla cittadinanza.


Quali secondo lei le priorità per il nuovo sindaco?
Prima di tutto il lavoro. L'occupazione è sotto il livello medio italiano ed è molto preoccupante. I giovani si sentono obbligati ad andarsene. Per me è stata una scelta, visto che volevo lavorare in un quotidiano nazionale, ma per molti è una necessità. E come secondo punto, come dicevo prima, la sicurezza.


E il turismo?
Certo, anche da quel punto di vista si potrebbe e dovrebbe fare molto. Partendo dal fatto che abbiamo territori bellissimi ma servizi non all'altezza. E poi ben vengano le navi da crociera: ma possibile che poi non ci siano i negozi aperti per i croceristi o servizi studiati per loro?


Cosa si augura dalle prossime elezioni?
Mi auguro e auguro alla città un cambiamento. Da sempre Spezia è stata mono-colore e questo, di qualsiasi colore si tratti, crea un sistema di potere che finisce per sclerotizzarsi. Sono convinto che l'alternanza democratica assicuri maggiore slancio, vitalità e cambiamenti concreti.


Cosa porta in sé di spezzino? E cosa ha lasciato?
Non mi appartiene la "cultura del mugugno" tipica spezzina, volentieri me la sono scrollata di dosso. Invece mantengo lo spirito disilluso, forse un po' cinico, che però permette di vedere le cose in modo disincantato e realistico.


Cliccate sui link qui sotto per leggere le altre interviste di Spezzini Fuori Porto:

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Matteo Tacconi

Andrea Storace

Carlo Massarini

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