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Il crochet della spezzina Antonietta Tuccillo ha conquistato la mostra "Women for Women against Violence" In evidenza

Una storia di malattia, coraggio e straordinaria creatività che ha commosso tutti

C'è un filo che unisce la sofferenza alla speranza, la fragilità alla forza. È il filo di un uncinetto. È il filo della vita di Antonietta Tuccillo. Dalla Spezia alla Fabbrica del Vapore di Milano, l’artigiana creativa spezzina è stato dedicato un intero spazio espositivo. Tra i percorsi più emozionanti della mostra "Women for Women against Violence" c'è "Trame di speranza, intrecci di vita. Il filo che cura l'anima" che racconta il percorso umano e artistico di una donna che, dopo la diagnosi di un tumore ovarico ad alto grado, ha trovato nell'uncinetto una nuova possibilità di rinascita, ed ha trasformato la propria esperienza di malattia in un linguaggio universale di speranza.
Antonietta convive con un tumore ovarico ad alto grado e affronta da anni un difficile percorso fatto di interventi, terapie e recidive. Ma ha scelto di non permettere alla malattia di definirla e non ha mai smesso di creare. Da un vecchio uncinetto ritrovato quasi per caso è nato un linguaggio artistico capace di trasformare il dolore in eleganza, dando vita ad abiti, cappelli, costumi, capispalla e perfino abiti da sposa interamente realizzati a mano.

Le sue opere non raccontano soltanto la bellezza del crochet, ma la straordinaria capacità di una donna di ricostruire sè stessa punto dopo punto, filo dopo filo.
Per questo Donatella Gimigliano, giornalista e ideatrice del progetto nato dalla sua esperienza personale e familiare con il tumore al seno, ha voluto che il percorso di Antonietta trovasse una collocazione speciale all'interno della mostra del decennale di Women for Women against Violence, che unisce storie di violenza di genere e di tumore al seno attraverso la fotografia, l'arte e la testimonianza diretta.

«Ci sono persone che trasformano le ferite in arte. Antonietta è una di loro. Le sue opere raccontano ciò che spesso le parole non riescono a esprimere: la forza silenziosa di chi continua a scegliere la vita ogni giorno. Per questo ho voluto dedicarle uno spazio speciale. Perché il suo talento è il riflesso della sua anima e il suo percorso dimostra che anche dalle ferite più profonde può nascere qualcosa di straordinario», spiega la Gimigliano. Accanto alle creazioni di Antonietta dialogano, in un perfetto equilibrio di eleganza e artigianalità, le raffinate opere della hat designer Claudia Bosticchio, protagonista di "The Queen's Hat Exhibition", che dalla sua collezione esclusiva ha selezionato cappelli pensati per accompagnare gli abiti in crochet, dando vita a un raffinato incontro tra alta modisteria e moda artigianale.

L'emozione ha raggiunto il suo culmine durante la serata inaugurale, condotta da Ilaria Capponi e Ludmilla Voronkina Bozzetti, quando le protagoniste della mostra hanno indossato le creazioni di Antonietta in un intenso défilé collettivo che ha trasformato una passerella in un racconto di vita. A sfilare sono state Benedetta Rinaldi, Fanny Cristina Campion, Filomena Lamberti, Maria Antonietta Rositani, PINKY (Parvinder Aoulakh) con i suoi due figli, Nicolò Maja con i nonni Ines e Giulio Pivetta, insieme a Donatella Gimigliano, Ilaria Capponi e alla stessa Antonietta Tuccillo, donne e uomini accomunati da storie di violenza, malattia, coraggio e rinascita.

Non una sfilata di moda, ma un viaggio attraverso esistenze che hanno scelto di non arrendersi. A suggellare il significato più profondo dell'esposizione, la dedica che Donatella Gimigliano ha voluto riservare all'artista spezzina che sintetizza il significato più profondo di questa straordinaria storia umana:
"Trame di speranza, intrecci di vita. Il filo che cura l'anima.
Ogni filo intrecciato è una storia. Ogni punto un atto d'amore.
Dalla malattia al sogno, dalla povertà alla bellezza: il crochet mi ha dato la forza di rinascere e mi ha insegnato che anche dalle ferite più profonde può nascere qualcosa di straordinario."
Una storia nata alla Spezia e arrivata a Milano per ricordare che la creatività può diventare cura, la manualità può trasformarsi in speranza e che, a volte, basta davvero un filo per ricucire una vita.

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