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Porto Venere, corteo di cittadini e opposizioni contro la scelta della sindaca di non costituirsi parte civile In evidenza

di M.A.T. - Corteo in bianco tra i caruggi, slogan "Io sono parte civile" e una sedia vuota con fascia tricolore per contestare la decisione della sindaca Sturlese sul processo Cozzani. La prima cittadina replica: "Il Comune potrà agire in sede civile".

Porto Venere torna a essere teatro di tensioni politiche e civiche. La decisione della sindaca Francesca Sturlese di non costituire il Comune come parte civile nel procedimento penale che vede imputato l'ex sindaco Matteo Cozzani ha scatenato una protesta compatta e visibile: un corteo di circa cento persone, tra cittadini e rappresentanti della minoranza, ha attraversato il borgo indossando il bianco come simbolo di trasparenza e legalità.

"Io sono parte civile" recitavano le mantelline indossate dai manifestanti, mentre uno striscione apriva la marcia con un messaggio diretto: "Siamo tutti parte civile". In piazza è comparsa anche una sedia vuota con fascia tricolore e il cartello "Assente ingiustificata", chiaro riferimento alla scelta della prima cittadina.

La sindaca Sturlese difende la propria decisione parlando di scelta "ponderata", basata su valutazioni tecniche e non su pressioni politiche. L'amministrazione, ha spiegato, non esclude un'azione risarcitoria, ma intende eventualmente procedere in sede civile qualora il processo penale si concludesse con una condanna e una quantificazione dei danni.

La minoranza, guidata da PD e liste civiche, respinge questa impostazione. Per Marco Baruzzo e altri esponenti dell'opposizione, rinunciare alla costituzione di parte civile ora significa perdere l'unica finestra utile: la legge consente infatti di farlo solo entro l'udienza preliminare. "Dopo sarà troppo tardi", sostengono.

L'inchiesta che coinvolge l'ex sindaco ed ex capo di gabinetto della Regione Liguria si inserisce nel più ampio filone giudiziario che nel 2024 ha travolto la giunta regionale. A Cozzani vengono contestati corruzione e turbativa d'asta: secondo la Procura avrebbe favorito imprenditori privati nella gestione dell'area dell'ex scuola elementare e nei passaggi amministrativi per la realizzazione di uno stabilimento balneare sulla Palmaria, ottenendo in cambio vantaggi per sé e per i propri familiari.

L'udienza preliminare è fissata per il 15 luglio davanti al Gip della Spezia. Il procedimento coinvolge 11 persone e 7 società, tra cui imprenditori locali e il Comitato delle Borgate.

Alcune realtà del territorio hanno già annunciato la propria costituzione di parte civile: tra queste il circolo Nuova Ecologia della Spezia e l'associazione ambientalista Posidonia, da anni impegnata nella tutela della Palmaria.

La decisione del Comune non è solo tecnica: ha un forte valore simbolico. Costituirsi parte civile significa affermare che l'ente ritiene di aver subito un danno e vuole farlo valere nel processo principale. Non farlo, secondo l'opposizione, rischia di indebolire la posizione dell'istituzione e di lasciare un vuoto di rappresentanza proprio nel momento in cui la comunità chiede chiarezza.

La sindaca Sturlese replica: "In merito alle affermazioni dell'opposizione sulla presunta impossibilità per il Comune di Porto Venere di costituirsi parte civile oltre l'udienza preliminare fissata per il 15 luglio, è opportuno chiarire che la costituzione di parte civile nel processo penale è effettivamente soggetta a termini processuali precisi e deve avvenire entro le fasi previste dal codice di procedura penale. Tuttavia, è altrettanto vero che la tutela risarcitoria del Comune di Porto Venere non si esaurisce in tale strumento. Il Comune, infatti, può sempre agire in sede civile per il riconoscimento e il risarcimento dei danni eventualmente subiti a seguito di condotte illecite accertate in sede penale. La scelta di non costituirsi parte civile non comporta dunque una rinuncia alla tutela del danno, ma una diversa opzione di carattere procedurale e strategico, fermo restando il pieno diritto del Comune di Porto Venere a far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti".

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