Era il 12 maggio del 2021 quando una parte della struttura collassò improvvisamente, facendo precipitare nel vuoto mezzi e detriti e generando attimi di paura che ancora oggi molti spezzini ricordano perfettamente. La tragedia sfiorò conseguenze ancora più gravi e riportò immediatamente al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza delle infrastrutture italiane.
Per giorni l’area di Fossamastra si trasformò in un enorme cantiere di emergenza. Sul posto arrivarono Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, tecnici e protezione civile mentre la città cercava di fare i conti con immagini che sembravano appartenere ad altri contesti e non alla quotidianità spezzina.
La tragedia sfiorò conseguenze ancora più gravi e riportò immediatamente al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza delle infrastrutture italiane. Erano ancora gli anni segnati dall’emergenza Covid e nella mente di tutti riecheggiavano le immagini della tragedia del Ponte Morandi di Genova e del crollo del ponte che collegava Albiano a Caprigliola. Ma, a differenza di quelle infrastrutture costruite decenni prima, il ponte di Fossamastra era stato inaugurato soltanto pochi anni prima, elemento che contribuì ad aumentare incredulità, paura e polemiche.
Negli anni successivi si sono susseguiti interventi, verifiche, lavori e discussioni politiche sulle responsabilità, sulla manutenzione e sulla necessità di investire maggiormente nella sicurezza delle infrastrutture. Il crollo di Fossamastra è diventato anche un simbolo della fragilità di molte opere costruite decenni fa e della necessità di controlli continui.
A cinque anni di distanza il ricordo resta vivido nella memoria collettiva della città. Per molti spezzini quel giorno rappresenta uno spartiacque: il momento in cui si comprese un quanto infrastrutture considerate “normali” possano improvvisamente trasformarsi in un’emergenza.
Oggi l’anniversario diventa occasione non solo per ricordare quanto accaduto, ma anche per riflettere sul rapporto tra sviluppo, manutenzione e sicurezza. Perché dietro cemento, piloni e carreggiate ci sono persone, famiglie, lavoratori e una città intera che ogni giorno si affida a quelle strutture.
E, nonostante le promesse delle autorità competenti, il ponte resta ancora oggi fermo, impantanato tra burocrazia e indagini della magistratura che, a distanza di anni, non hanno ancora trovato una conclusione definitiva.”







