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"Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero": La Spezia si ritrova negli scatti di Claudio Pistelli In evidenza

di Anna Mori - In Fondazione Carispezia una mostra con oltre trecento immagini del fotoreporter spezzino raccontano la Spezia dagli anni Settanta a oggi. Oggi, 8 maggio alle ore 18.00 l'inaugurazione.

Ci sono fotografie che documentano un fatto e altre che riescono a trattenere un'epoca. È proprio su questo confine, tra cronaca e memoria collettiva, che si sviluppa "Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero", la mostra inaugurata negli spazi di Fondazione Carispezia e dedicata all'immenso archivio fotografico di Claudio Pistelli, storico fotoreporter e cronista del Secolo XIX.
Un percorso espositivo che attraversa oltre quarant'anni di vita spezzina e che, attraverso più di trecento immagini selezionate tra decine di migliaia di scatti, restituisce il volto di una città in continua trasformazione: la cronaca quotidiana, gli eventi politici e sociali, lo sport, i personaggi, i drammi, i momenti di festa e le immagini di una Spezia che oggi, guardando quelle fotografie, finisce inevitabilmente per ritrovare se stessa.

A sottolineare il valore profondo dell'iniziativa è stato il presidente di Fondazione Carispezia Andrea Corradino, che ha spiegato come il progetto sia nato da un lungo lavoro condiviso con Pistelli iniziato oltre due anni fa, quando il fotografo aveva appena cominciato a riordinare il suo archivio dopo il pensionamento.
"Claudio Pistelli, che appena andato in pensione aveva iniziato a ricatalogare quel quasi milione di fotografie custodite nel suo archivio. – ha dichiarato il Presidente di Fondazione Carispezia Andrea Corradino – Abbiamo capito che non si trattava soltanto di un patrimonio personale, ma anche collettivo, perché dentro quelle immagini c'era la storia della città, la cronaca che nel frattempo era già diventata storia".

Corradino ha insistito sul valore culturale e sociale dell'archivio fotografico, definendolo uno strumento capace di raccontare le trasformazioni del territorio e della comunità spezzina.
"In quelle fotografie – ha proseguito – ci sono la storia politica, culturale e sociale della città, la storia dei personaggi, delle professioni, della cronaca di ogni giorno. C'è la memoria di ciò che siamo stati. Per questo l'idea di trasformare tutto questo in qualcosa che rimanesse alla città ci è sembrata immediatamente importante. Questa mostra è un regalo che Claudio ha voluto fare a tutti noi. Qui dentro ci sono emozioni, ricordi, nostalgia forse anche di una città che non esiste più, ma c'è soprattutto un'occasione per i giovani di conoscere una Spezia che non hanno mai visto, una città davvero in bianco e nero".

Un passaggio particolarmente sentito è stato poi dedicato al ricordo di Mauro Frascatore, storico fotografo scomparso nel 2022, cui la mostra riserva uno spazio speciale.
"Credo sia stato un gesto di grande sensibilità da parte di Claudio – ha aggiunto Corradino – aver voluto dedicare una sala alle fotografie di Mauro Frascatore, che è stato il suo compagno di lavoro per tantissimi anni. Lavoravano per giornali diversi, ma erano legati da rispetto reciproco e amicizia autentica. È un omaggio molto bello".

Il presidente della Fondazione ha inoltre annunciato la presentazione del catalogo della mostra, prevista il 28 maggio negli spazi della Fondazione, sottolineando l'importanza di lasciare una testimonianza permanente di questa esperienza espositiva.

Accanto al valore storico e culturale della mostra, il sindaco Pierluigi Peracchini ha voluto evidenziare soprattutto la capacità delle immagini di Pistelli di raccontare la città ben oltre il semplice gesto tecnico dello scatto.
"Questa mostra è un vero regalo alla città – ha dichiarato il sindaco – perché racconta gli ultimi quarantacinque anni della nostra comunità, dei personaggi che hanno vissuto e interpretato il futuro della Spezia. E non tutti sarebbero stati capaci di realizzare queste fotografie. È facile scattare una foto, ma raccontare attraverso un'immagine un sentimento, una filosofia, una storia o la drammaticità della cronaca quotidiana significa essere dei veri professionisti".

Peracchini ha poi invitato i cittadini a visitare l'esposizione, soffermandosi sul valore educativo della mostra anche per le nuove generazioni.
"Invito davvero tutti a visitarla – ha aggiunto – perché è una mostra che farà commuovere molte persone e che allo stesso tempo rappresenta un esempio importante per i giovani. Fa capire cosa significhi essere un professionista della fotografia e non semplicemente qualcuno che preme un pulsante. Dietro queste immagini c'è sensibilità, profondità, capacità di leggere la realtà".

Il lavoro di selezione e costruzione del percorso espositivo è stato affidato al curatore Marco Condotti, che ha raccontato quanto sia stato complesso ma anche emozionante scegliere soltanto alcune immagini all'interno di un archivio immenso.
"La cosa più divertente nella realizzazione della mostra è stata senza dubbio la scelta delle fotografie – ha spiegato Marco Condotti – perché Claudio in quarant'anni ne ha scattate veramente migliaia e migliaia. Se pensiamo a quante volte usciva il giornale e a quante immagini venivano prodotte quotidianamente, si capisce immediatamente la dimensione del lavoro".

Il curatore ha sottolineato come il vero cuore del progetto sia stata la capacità delle fotografie di riattivare ricordi e dettagli rimasti nascosti nella memoria collettiva.
"La parte più affascinante – ha detto – è stata l'operazione mentale legata alla scelta degli argomenti. Molti fatti magari sembravano dimenticati, ma attraverso le immagini riaffiorano dettagli lontani che improvvisamente tornano presenti. Credo che questa sia l'esperienza che farà ogni visitatore della mostra: ritrovare qualcosa di sé dentro quelle fotografie".
Condotti ha poi portato alcuni esempi concreti di questo meccanismo emotivo.
"Penso all'appassionato di calcio che guardando le fotografie delle partite degli anni Ottanta si ritroverà magari in gradinata insieme agli amici di allora, oppure a chi riconoscerà sé stesso in un corteo o in una manifestazione di quarant'anni fa. È un esercizio molto bello, perché la fotografia riesce a riportare in vita un pezzo di esperienza personale".

Secondo il curatore, proprio questo legame emotivo diretto con il pubblico rappresenta uno degli elementi di maggiore forza dell'esposizione.
"Anche dal punto di vista comunicativo – ha aggiunto – il passaparola sarà fondamentale. Magari qualcuno leggendo semplicemente la parola 'cronaca' potrebbe non sentirsi coinvolto, ma quando gli verrà raccontato ciò che si prova entrando in queste sale, sarà difficile non venire a vedere la mostra".

Al centro dell'intero progetto resta naturalmente Claudio Pistelli, protagonista di una carriera lunga quattro decenni e autore di un archivio che oggi diventa patrimonio condiviso della città (leggi la nostra intervista).
Il fotoreporter ha raccontato come l'idea della mostra sia nata quasi spontaneamente, proprio durante il lavoro di riordino dei negativi.
"Questa mostra nasce da un'idea di Andrea Corradino – ha spiegato Pistelli – perché alla fine del 2023 avevo iniziato a rimettere mano ai negativi e fin da subito avevo trovato vecchie immagini del padre, l'avvocato Gianfranco Corradino, figura storica della città. Ho iniziato a mandare quelle fotografie ad Andrea, ma in realtà inviavo immagini un po' a tutti, come ricordo. Lui mi parlava di personaggi e fatti di cronaca e io immediatamente recuperavo e spedivo la fotografia corrispondente. Dopo alcuni episodi è nata l'idea di organizzare una mostra".

Pistelli ha poi riflettuto sul profondo cambiamento che ha investito il mestiere del fotoreporter dagli anni Settanta a oggi, spiegando come un tempo il rapporto con la cronaca fosse molto diverso.
"Credo che questo cambiamento si possa vedere chiaramente anche osservando la mostra – ha raccontato –. Oggi chi fa questo lavoro si rende conto che una volta le cose si facevano in maniera completamente diversa. La cronaca esisteva allora come oggi, ma c'era molta più libertà per chi fotografava. Si entrava sui luoghi dei fatti, si vedeva tutto, anche cose molto dure e poco piacevoli. E i giornali cercavano esattamente quel tipo di immagini".
Un mondo giornalistico lontano da quello contemporaneo, in cui la fotografia aveva un ruolo centrale nel racconto quotidiano della realtà.
"Le televisioni stavano appena nascendo – ha concluso Pistelli – e le fotografie erano fondamentali. Erano immagini che finivano sulle prime pagine e sui rotocalchi. Era un altro modo di fare cronaca e forse anche un altro modo di guardare la città".

Ad arricchire ulteriormente il percorso espositivo sono presenti monitor con ulteriori selezioni fotografiche e videointerviste ai giornalisti Paolo Ardito, Paolo Brosio, Franco Carozza, Roberta Della Maggesa, Alessandro Franceschini, Amerigo Lualdi, Marco Magi, Enzo Millepiedi, Filippo Paganini, Renzo Raffaelli, Corrado Ricci e Riccardo Sottanis, che attraverso ricordi personali e racconti di redazione restituiscono il clima del giornalismo spezzino di quegli anni.

La mostra "Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero", promossa da Fondazione Carispezia e organizzata da Fondazione Eventi e Iniziative Sociali, rimarrà aperta fino al 7 giugno 2026 a ingresso libero.
Orari:
Inaugurazione: venerdì 8 maggio, ore 18.00
Dal lunedì al venerdì ore 15.30 – 17.30
Sabato, domenica e festivi ore 10.00-13.00 | 15.30-19.30

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