Dalla passione per la danza a una scelta consapevole di insegnamento, passando per un percorso di studi lungo, strutturato e altamente formativo. È il cammino intrapreso da Giulia Scarpellino e Lisa Plicanti, due giovani insegnanti della Spezia che hanno deciso di formarsi attraverso il metodo della Imperial Society of Teachers of Dancing, realtà internazionale con sede a Londra.
Un percorso che, all’estero, è riconosciuto come una vera e propria laurea, mentre in Italia è ancora in cerca di un riconoscimento ufficiale.
Per entrambe, la danza non è mai stata solo un obiettivo performativo, ma un linguaggio da trasmettere.
«Non è mai stata la mia idea fare la ballerina», racconta Giulia. «Ho sempre studiato danza per passione, ma crescendo ho capito che mi sarebbe piaciuto trasmetterla ai bambini».
Un percorso che si intreccia con gli studi in Scienze dell’Educazione e con le prime esperienze nel gioco danza, dove il movimento diventa strumento educativo.
Anche Lisa riconosce nella trasmissione il cuore della sua scelta:
«Questa passione mi è stata trasmessa negli anni, soprattutto dalla mia insegnante, e quello che voglio è riuscire a portarla nei bambini e nei ragazzi».
In una realtà come La Spezia, le opportunità non sono sempre scontate. In questo percorso, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla Evolution Dance Studio, diretta da Chiara Fumanti, che ha reso possibile l’accesso a una formazione internazionale sul territorio.
«Se non ci fosse stata questa scuola, non avrei potuto concludere il percorso», spiega Giulia. «È fondamentale avere un punto di riferimento fisico, soprattutto per il tirocinio».
Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando che il percorso prevede ore di insegnamento pratico con gruppi di allievi, oltre allo studio teorico.
Il metodo ISTD si articola in tre anni di studio e comprende:
- moduli teorici e pratici
- esami progressivi
- tirocinio obbligatorio
- materie come pedagogia e psicologia dello sviluppo
«È completo a 360 gradi», racconta Lisa. «Non guarda solo alla danza, ma anche allo sviluppo del bambino, sia motorio che psicologico».
Il tirocinio rappresenta il momento più impegnativo, ma anche più formativo: una vera esperienza sul campo, in cui l’allievo diventa insegnante.
Un punto su cui entrambe insistono è il valore dell’insegnamento, spesso considerato secondario rispetto alla carriera da ballerino.
«Non è una seconda scelta», sottolinea Giulia. «Il riconoscimento più grande è vedere i bambini crescere, migliorare, emozionarsi sul palco».
Lisa aggiunge: «Mi piace vedere sugli altri quello che insegno. Lo sviluppo, il miglioramento. È questo che mi motiva ogni giorno».
L’obiettivo non è solo la tecnica, ma anche il percorso di crescita di ogni allievo, con attenzione ai tempi, alle capacità e alle potenzialità personali.
Anche per Giulia la sfida più grande è proprio questa: «Devi trovare il modo giusto per ogni bambino. Quello che per te è semplice, per loro può essere difficilissimo».
Il percorso si conclude a Londra, dove le due insegnanti hanno conseguito il diploma insieme a studenti provenienti da tutto il mondo.
«È stato emozionante», racconta Lisa. «C’erano persone da Grecia, America… ti rendi conto di far parte di una comunità internazionale».
Un’esperienza che amplia lo sguardo e rafforza la consapevolezza del valore del percorso intrapreso.
Nonostante la struttura triennale, l’impegno richiesto e la qualità della formazione, in Italia questo percorso non è ancora riconosciuto come titolo accademico dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Una situazione che lascia spazio a una riflessione, più che a una critica.
«È un percorso impegnativo, anche economicamente», racconta Giulia. «Eppure, a livello lavorativo, si rischia di essere equiparati a chi ha fatto una formazione molto più breve».
Lisa sottolinea invece le potenzialità: «Se fosse riconosciuto, molte più persone si avvicinerebbero a questo percorso. È una formazione vera, completa».
Per Giulia e Lisa, il percorso non finisce qui.
C’è chi sogna di diventare esaminatrice, chi di continuare a insegnare e crescere nuove generazioni di danzatori.
Con una certezza condivisa: ogni percorso di studio è un investimento.
«Tutto quello che impari resta», dice Giulia. «Non è mai tempo perso».
E forse è proprio da qui che si può partire: dal valore della formazione, dalla passione che diventa competenza, e dal desiderio che anche in Italia questo percorso possa trovare, finalmente, il suo spazio.







