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Alla Spezia svelate 4 nuove "Pietre d'Inciampo", Peracchini: "Iniziative come questa sono atti concreti di educazione alla pace" In evidenza

Dedicate a Federico Bozzo, Persio Oreste Tonelli, Antonio Marcato, Gino Niccolai

“Oggi la nostra città compie un gesto semplice, ma dal valore profondissimo. Con la posa di quattro nuove Pietre d’Inciampo restituiamo un nome, una storia, una dignità a nostri concittadini che furono strappati alle loro case, alle loro famiglie, alla loro quotidianità e deportati nei campi di sterminio nazisti, oltre a proseguire un progetto già iniziato dall’Amministrazione".

Ha esordito così, questa mattina, 6 marzo, il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, in apertura della cerimonia di svelamento di 4 nuove Pietre d'Inciampo: sono dedicate a Federico Bozzo, Antonio Marcato, Gino Niccolai, Persio Oreste Tonelli.

"Non sono soltanto nomi incisi sull’ottone - ha sottolineato Peracchini - Erano padri, mariti, lavoratori. Ognuno di loro rappresenta una ferita aperta nella storia della nostra comunità. Ognuno di loro ci ricorda che la persecuzione non fu un fatto lontano, astratto, ma attraversò le vie che ogni giorno percorriamo, entrò nelle case, colpì persone in carne e ossa".

Le Pietre d’Inciampo, nate dall’intuizione dell’artista Gunter Demnig, sono piccoli blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone, posti davanti alle ultime abitazioni delle vittime. Sono un monumento diffuso, discreto, che obbliga a fermarsi, ad abbassare lo sguardo, a “inciampare” nella memoria. E proprio in questo gesto, nel chinarsi per leggere un nome, si compie un atto di rispetto e di responsabilità.

"La Spezia - ha proseguito il sindaco - è Medaglia d’Oro al Merito Civile e la nostra Provincia è Medaglia d’Argento al Merito Civile. Sono riconoscimenti che testimoniano il sacrificio, la resistenza, la solidarietà della nostra terra negli anni più bui. La nostra città è conosciuta nel mondo come “Porta di Sion”, per il ruolo che ebbe nell’aiutare migliaia di profughi ebrei a raggiungere la salvezza dopo la guerra, un impegno che oggi ricordiamo anche attraverso il Premio Exodus e le iniziative dedicate alla memoria. Ma accanto alla pagina luminosa dell’accoglienza, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche quella tragica delle deportazioni, delle persecuzioni politiche, dell’odio ideologico. La memoria non è selettiva: è intera, è esigente, è verità".

Poi il riferimento alla situazione internazionale attuale: "Oggi, in un tempo in cui assistiamo ancora a conflitti, a rigurgiti di antisemitismo, a forme di intolleranza che sembravano consegnate al passato, queste pietre ci parlano con forza. Ci ricordano che l’indifferenza è il primo passo verso la disumanizzazione. Che i diritti non sono mai acquisiti per sempre. Che la democrazia va custodita, giorno dopo giorno. E mentre ricordiamo ciò che è stato, non possiamo ignorare ciò che accade oggi. Le guerre non appartengono soltanto ai libri di storia: sono una realtà purtroppo ancora ben visibile e, per molti aspetti, vicina a noi. Il conflitto tra Russia e Ucraina, le guerre in Medio Oriente, ci dimostrano quanto fragili siano ancora gli equilibri internazionali. Le immagini di città distrutte, di famiglie in fuga, di vite spezzate non sono lontane da noi: entrano ogni giorno nelle nostre case attraverso i mezzi di informazione. Proprio per questo, oggi più che mai, è necessario ricordare. Iniziative come questa non sono riti formali, ma atti concreti di educazione alla pace. Perché la memoria del passato è l’unico vero argine contro il ripetersi degli errori e degli orrori".

"Ai più giovani, ai giovanissimi presenti oggi, voglio rivolgere un pensiero particolare: custodite questi nomi. Non considerateli soltanto una pagina di storia, ma una responsabilità affidata a voi. Siate curiosi, fate domande, studiate, non accettate mai l’odio come normalità. La libertà, la democrazia, il rispetto dell’altro non sono conquiste scontate: dipendono dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi. Come Amministrazione comunale, insieme ad ANED e a tutte le associazioni che custodiscono la memoria, rinnoviamo il nostro impegno a contrastare ogni forma di odio, di violenza e di negazione della storia. Perché una città che ricorda è una città più forte, più consapevole, più libera. Che queste Pietre d’Inciampo siano per tutti noi un richiamo silenzioso ma costante: a non dimenticare, a non voltare lo sguardo, a scegliere sempre la parte della dignità umana, della giustizia e della pace”, ha concluso Peracchini.

La cerimonia, alla presenza di ANED, è iniziata nei pressi dell'ingresso storico dello Stadio "A. Picco" in viale Fieschi quindi è proseguita a Migliarina in Via Falconi, 4 - Via Del Canaletto, 343 - Via A. Croce,1.

BIOGRAFIE:

FEDERICO BOZZO
Nato a Deiva Marina il 15.08.1907, ha vissuto in Via del Canaletto 105.  Figlio di Antonio e Nicoletta Ferrando, coniugato con Italia Del Bene, con la quale ebbe una figlia (Carla), impiegato alla raffineria della Spezia.   Dal 1929-30 fino al 1934-1935 ha militato nello Spezia disputando 107 partite nel campionato di serie B.
Viene arrestato nel Settembre 1944. Deportato   il 14.12.1944   al campo di Mauthausen dove gli viene assegnata la   matricola 113915 con il triangolo rosso degli oppositori politici. Dal campo principale di Mauthausen è trasferito al sottocampo di Gusen dove muore il 14.02 1945

ANTONIO MARCATO
Nato a Colonia Veneta il 28.09.1891, figlio di Marcato Carlo e di Stoppa Amalia, residente alla Spezia, via Canaletto 339, già navigante, dal 1929 gestore del bar Cavalbianco di Migliarina alla Spezia. Catturato alla Spezia davanti al luogo di lavoro, insieme al genero Stefano Rocca, dalle SS tedesche il19.09.1944, viene imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria, divenuta dopo l'8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale Italiana. Trasferito prima al carcere di Marassi a Genova, viene inviato al campo di Bolzano il 18.12.1944, poi deportato da Bolzano con il trasposto 111 al campo di Mauthausen dove riceve la matricola 114021 con il triangolo rosso dei deportati politici. Muore nel sottocampo di Gusen il 12.04.1945 

GINO NICCOLAI
Nato alla Spezia il 11.01.1913, figlio di Niccolai Primo e Bonati Maria, abitava in via Alsario Croce, 1. Il 15.10.1944 viene arrestato a Migliarina per essersi manifestato oppositore al fascismo. Viene imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria, divenuta dopo l'8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale Italiana. Il 16.12.1944 viene trasferito prima al carcere di Marassi a Genova, successivamente al campo di concentramento di Bolzano con matricola 6870 e il triangolo rosso dei deportati politici. Deportato da Bolzano il 19.01.1945 al campo di Flossenburg dove viene sottoposto a "trattamento particolare" su richiesta della polizia fascista di Verona. Nel campo muore il 21.04.1945. Lasciava una giovane moglie con due bambini piccoli ed un terzo in arrivo che naturalmente non ha mai conosciuto il padre.

PERSIO ORESTE TONELLI
Nato a Follo il 10.11.1892, figlio di Tonelli Francesco e di Drovandi Vittoria, abitava in via Falconi, 4 ed era operaio. Il 21.11.1944 viene catturato a Migliarina. Viene imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria, divenuta dopo l'8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale Italiana. Trasferito prima al carcere di Marassi a Genova e successivamente il 12.01.1945 inviato al campo di concentramento di Bolzano (matricola 8239) con il triangolo rosso dei deportati politici. È deportato da Bolzano il 01.02.1945 al campo di Mauthausen dove muore il 24.04.1945.

LE PIETRE D'INCIAMPO

Le pietre d'inciampo sono nate da un'iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig per depositare nel tessuto urbano delle città europee la memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. Sono dei piccoli blocchi quadrati di pietra ricoperti di ottone di 10X10X9 cm, cui viene applicata sul lato superiore una targa di ottone su cui sono incisi nome, anno di nascita, data e luogo di deportazione e data di morte del deportato cui la pietra è dedicata. Le pietre d'inciampo sono dei piccoli monumenti che vogliono restituire dignità di essere umano a chi fu ucciso, far riflettere sull'orrore di ciò che avvenne e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta mai più.  A oggi, in numerosi Paesi europei sono state posizionate oltre 56.000 Pietre d'Inciampo, facendone il massimo monumento diffuso sul territorio europeo.



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