La Spezia è ufficialmente Città Creativa UNESCO per il Design, un riconoscimento che non arriva per caso ma come naturale approdo di un territorio che ha saputo trasformare la propria storia artigianale e industriale in un laboratorio contemporaneo di innovazione. La cerimonia inaugurale, tenutasi questa mattina, ha riunito istituzioni, imprese e protagonisti del settore, confermando la centralità del design come motore economico, culturale e identitario della città.
Ad aprire la tavola rotonda è stato Alessandro Laghezza, presidente di Confindustria La Spezia e delegato nazionale, che ha ricordato come il sostegno dell’associazione sia stato immediato: «Alla Spezia il design non è decorazione: è funzione, tecnica, sostenibilità, unicità del prodotto». Laghezza ha sottolineato il ruolo decisivo del design nella nautica, settore in cui la città è diventata un riferimento internazionale: un comparto che unisce tecnologia, estetica e capacità di interpretare l’esperienza dell’utente. «Il design è un elemento di valore industriale — ha aggiunto — ciò che distingue la produzione italiana nel mondo».
Per Luciano Galimberti, presidente dell’Associazione per il Disegno Industriale, la candidatura spezzina era quasi un dovere: «Fare design alla Spezia è diverso che farlo altrove: qui c’è un DNA produttivo unico, spesso poco conosciuto dal grande pubblico». Galimberti ha ricordato come la filiera del design locale non si esaurisca nella nautica, ma coinvolga arredo, food design, manifattura e formazione universitaria. «Il design è un’attività sistemica — ha ribadito — e questo riconoscimento valorizza un territorio che ha saputo integrare tradizione e innovazione».
Nel dialogo tra imprese e istituzioni è emerso un concetto chiave: il design italiano è unico perché unisce tecnica e narrazione, costruendo una relazione emotiva e funzionale con l’utente. «È ciò che ci distingue da tedeschi, francesi e americani — ha ricordato Galimberti —: la capacità di raccontare un prodotto, di renderlo parte di una storia condivisa». Un’identità che a La Spezia trova terreno fertile grazie alla sua storia di città portuale, artigiana, industriale e creativa.
Nel suo intervento, il ministro Alessandro Giuli ha definito la città «una delle capitali dell’ingegno italiano», sottolineando come la sua evoluzione dagli anni ’80 a oggi sia un esempio di rigenerazione urbana e industriale. «La tradizione navale e il sapere dei maestri d’ascia si sono trasformati in un sistema di ricerca, formazione e impresa — ha dichiarato —. Il design navale spezzino è oggi un riferimento internazionale».
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inviato un videomessaggio per celebrare il traguardo: «La Spezia è uno snodo di sapere, un incrocio di ricerca e formazione nel campo del design e dell’economia blu. L’ingresso nella rete UNESCO è un punto di partenza per portare nel mondo le nostre eccellenze».
Tra gli imprenditori presenti, il Cavaliere Massimo Perotti ha raccontato la trasformazione di Sanlorenzo da piccola realtà locale a marchio globale: «Quando l’ho acquisita, aveva 42 milioni di fatturato. Oggi siamo a 960 milioni. Il segreto? Innovare senza tradire la storia». Perotti ha ricordato il ruolo decisivo del design nel rilancio dell’azienda e la collaborazione con designer come Francesco Paszkowski, tra i primi a credere nella nuova visione del marchio.
Il designer ha ripercorso i suoi 25 anni di lavoro alla Spezia, sottolineando l’importanza della relazione tra creatività e impresa: «Il designer deve interpretare la visione dell’azienda. È un dialogo fatto di occhiate, intuizioni, cultura tecnica e capacità di guardare al futuro».
Lo spezzino Fulvio De Simoni, tra i più importanti yacht designer italiani, ha ricordato come in passato molti professionisti fossero costretti a lasciare la città per mancanza di opportunità: «Oggi è l’opposto: La Spezia è un polo attrattivo, un luogo dove i giovani designer possono crescere e trovare spazio».
La giornata si è chiusa con un messaggio condiviso: il riconoscimento UNESCO non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase. Una fase in cui La Spezia si conferma ecosistema creativo, capace di unire imprese, scuole, università, ricerca e comunità. Una città che non considera il design un ornamento, ma una leva strategica per costruire valore, identità e futuro.







