Kiro Attia Ayman è nato in Egitto 20 anni fa e da 19 vive in Italia. Attualmente studia presso il Campus Universitario della Spezia dove frequenta il 2° anno del corso in “Diritto ed Economia delle Imprese”. Allo studio affianca anche un’attività lavorativa presso l’azienda nautica del padre, dove ha iniziato un percorso come manovale e attualmente si occupa della gestione della pianificazione, del coordinamento e della produzione di una commessa di uno yacht da 70 metri.
Kiro, cugino di Abanoub Youssef, ha voluto condividere con la nostra testata la sua riflessione sul colloquio avuto ieri, 30 gennaio, con il Prefetto Andrea Cantadori. Tra i temi affrontati, i reati minorili e l’impegno delle istituzioni locali per garantire legalità, ascolto dei giovani e strumenti concreti per proteggere i cittadini.
“In seguito al gravissimo episodio avvenuto alla Spezia, che ha colpito profondamente la mia famiglia e l’intera comunità con la tragica perdita di mio cugino Abanoub, ho sentito il bisogno di un confronto diretto con le istituzioni”. Così dice Kiro Attia Ayman, spiegando il motivo dell’incontro avvenuto ieri, un’occasione carica di dolore ma anche di significato.
“In un momento così difficile – spiega – ho trovato nelle parole del Prefetto e nella sua presenza, un segno concreto di vicinanza, ascolto e umanità. È stato un incontro importante, che desidero riconoscere pubblicamente. Per questo ringrazio lo Stato e tutte le forze dell’ordine che, in questi giorni complessi, sono state al nostro fianco garantendo sicurezza e ordine pubblico”.
Il colloquio non si è limitato all’aspetto umano, ma ha aperto un confronto più ampio su temi cruciali per la città e per il Paese. “Abbiamo parlato di sicurezza urbana, legalità e, in particolare, dei reati commessi da minori. È stato un dialogo serio e approfondito, che dimostra come le istituzioni siano attente alle istanze della comunità e disponibili ad ascoltare i giovani”.
Secondo Kiro, proprio l’ascolto rappresenta un segnale fondamentale: “Questo incontro dimostra che le istituzioni credono nei giovani, li coinvolgono e li considerano parte attiva del futuro del nostro Paese. Ma credere nei giovani significa anche chiedere a loro responsabilità”.
Una riflessione netta emerge sul tema della sicurezza: “La sicurezza non è una percezione né uno slogan. È un diritto fondamentale dei cittadini e una condizione essenziale per la libertà e la convivenza civile. Quando la legalità viene messa in discussione, a pagarne il prezzo sono le famiglie, i ragazzi, tutti noi».
Il punto più delicato riguarda i comportamenti violenti e i reati minorili. “Serve una riflessione seria e coraggiosa. Non è accettabile minimizzare o giustificare la violenza. L’educazione e il recupero sono fondamentali, ma devono andare di pari passo con il rispetto delle regole, la responsabilità individuale e la certezza delle conseguenze”.
Un pensiero va anche al lavoro quotidiano delle forze dell’ordine: “Rappresentano un presidio irrinunciabile di legalità e meritano rispetto, sostegno e riconoscenza da parte di tutta la comunità”. Attia racconta anche un episodio personale: “Sono andato a Milano invitato da una trasmissione televisiva per raccontare quanto accaduto a mio cugino e, appena sceso dal treno, ho avuto timore per la sicurezza. Poi ho visto la presenza delle forze dell’ordine in stazione e mi sono tranquillizzato. Questo fa capire quanto la loro presenza sia fondamentale”.
Infine, un riferimento all’azione politica e amministrativa sul territorio. “Voglio riconoscere l’impegno dell’amministrazione Peracchini sul tema della sicurezza pubblica. Nel corso di questi ultimi anni sono state installate su tutto il territorio comunale numerose telecamere di sorveglianza, attività che era stata avviata sotto l’assessorato alla Sicurezza di Gianmarco Medusei. Ritengo che anche questi strumenti contribuiscono a dare maggiore sicurezza alla città, ed è giusto così”.
Una riflessione che parte da una tragedia personale ma che guarda al bene collettivo: “Solo attraverso legalità, responsabilità e collaborazione tra cittadini e istituzioni, possiamo evitare che tragedie come quella che ha colpito la mia famiglia si ripetano”.







