Domani sarà il giorno del silenzio e dell'addio. Domani, come genitori e come comunità, saremo presenti ai funerali di Aba per stringerci attorno alla sua famiglia e alla scuola tutta.
Tuttavia, prima di questo momento sacro, sentiamo il dovere morale di rompere il silenzio per proteggere la verità e l'onorabilità del nostro Istituto.
In questi giorni terribili, seguiti al tragico evento di venerdì 16 gennaio, l'Einaudi Chiodo non è stato solo il teatro di un dramma immane, ma è diventato bersaglio di una seconda violenza: una valanga di fango, accuse infondate e calunnie farneticanti.
Abbiamo assistito a uno spettacolo mediatico doloroso, dove microfoni e riflettori hanno dato voce a chiunque volesse urlare la propria rabbia — talvolta comprensibile negli studenti sconvolti, ma inaccettabile quando diventa diffamazione gratuita — e a chi, estraneo alla nostra realtà, cercava solo un momento di visibilità. Notizie non verificate sono state diffuse senza alcuno scrupolo, colpendo docenti, personale dirigente e persino una parte degli studenti che, invece, stavano già operando nell'emergenza per sostenere i nostri figli.
Noi genitori conosciamo la realtà dei fatti.
In una scuola che tuttora é passata al setaccio dalle ispezioni ministeriali e dagli organi di polizia, abbiamo avuto la ferma riprova dell'infondatezza di queste accuse. Abbiamo visto un Istituto che, pur ferito ha reagito con una dignità immensa. Una scuola che è rimasta in piedi, aperta, presente.
Mentre riceveva colpi ingiusti dall'esterno, il corpo docente ha impiegato ogni energia per abbracciare gli studenti, per gestire il trauma, per continuare a educare.
Scegliendo la via del perdono e della comprensione verso chi aggrediva verbalmente nel momento dello shock.
Quanto accaduto è stato un gesto agghiacciante proprio perché imprevedibile. L'atto è stato compiuto da un ragazzo che ha lasciato attoniti noi genitori tanto quanto la comunità scolastica. Nessuno poteva prevederlo, e insinuare il contrario è l'ennesima crudeltà.
Domani accompagneremo Aba nel suo ultimo viaggio. Lo faremo a testa alta, al fianco di quei professori e di quel personale che consideriamo parte della nostra comunità educante.
Chiediamo ora rispetto: per la vittima, per il dolore delle famiglie e per una Scuola che, nonostante tutto, continua ad essere un luogo di vita e non di colpa.
Il Comitato dei Genitori dell'Istituto Einaudi Chiodo







