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Panigaglia: il rischio è accettabile? In evidenza

di Massimo Guerra - Incontro pubblico del Comitato per la dismissione del rigassificatore Snam.

Da oltre due anni il Comitato per l'immediata dismissione del rigassificatore Snam di Panigaglia è impegnato in un'attività costante di sensibilizzazione sui rischi legati alla presenza dell'impianto, collocato a poche centinaia di metri dalle abitazioni di Fezzano e Le Grazie. Un lavoro che, secondo i promotori, ha prodotto numerosi approfondimenti tecnici ma poche risposte concrete sul piano politico e istituzionale. Questa mattina i rappresentanti del Comitato, che riunisce una cinquantina di persone, hanno tenuto una conferenza stampa, alla presenza del portavoce Fabio Ratto, del coordinatore della comunicazione Flavio Cavallini, dell'avvocato Maurizio Sergi e degli ingegneri Vincenzo Arrichiello e Vittorio Gasparini, autore della pubblicazione scientifica  "Panigaglia: il rischio è accettabile?" ne hanno parlato agli organi di stampa in via Fazio 50, nel Concet bob Coworking.  

L'esposto in Procura e l'attesa degli sviluppi

Come ricordato dall'avvocato Sergi, negli ultimi mesi la vicenda è approdata anche sul tavolo della Procura della Spezia, a seguito di un esposto presentato dal comitato. Per l'avvocato Maurizio Sergi si tratta di un passaggio rilevante, che apre ora una fase di attesa sugli sviluppi giudiziari. Resta però centrale la questione di fondo: Panigaglia è l'unico rigassificatore a terra in Italia ed è inserito in un'area densamente abitata, tra Fezzano e Le Grazie a differenza degli altri impianti offshore, progettati proprio per ridurre l'esposizione della popolazione ai rischi industriali.

Le critiche alla politica e il confronto con altri territori

Secondo il comitato, mentre il gestore tutela legittimamente i propri interessi industriali, la politica locale e nazionale non avrebbe mostrato la stessa determinazione. Il confronto con quanto avvenuto a Vado Ligure - con la proposta di un rigassificatore respinta, malgrado fosse previsto in alto mare - viene spesso richiamato come esempio opposto, dove forze politiche diverse hanno assunto una posizione comune sul rigassificatore.

Un lavoro tecnico definito "immane"

Nel corso della conferenza stampa introdotta dal portavoce Fabio Ratto, l'ingegnere Vittorio Gasparini e Flavio Cavallini hanno ripercorso due anni di attività che il comitato definisce "capillari e approfondite".
A fronte delle numerose osservazioni avanzate, sottolineano, il gestore dell'impianto non avrebbe mai risposto direttamente, delegando i chiarimenti ad altri enti istituzionali. Una dinamica che, secondo Cavallini, ha contribuito a far percepire il rigassificatore come parte integrante e innocua del paesaggio.

Valutazioni discordanti sui rischi

Sul piano della sicurezza emergono, secondo Gasparini, forti discrepanze tra le valutazioni ufficiali e altri studi tecnici. Alcune autorità escludono scenari esplosivi, mentre documenti internazionali stimano aree di danno potenzialmente estese per oltre un chilometro e mezzo, con effetti ancora più ampi in caso di eventi dolosi. Dubbi vengono sollevati anche sulla perimetrazione delle aree di rischio, che in altri impianti sarebbe stata modificata in modo significativo dopo interventi giudiziari.

Piani di emergenza sotto accusa

Particolarmente critico il giudizio sulla gestione dell'emergenza. L'esercitazione svolta ad aprile viene definita inadeguata e accompagnata da una comunicazione ufficiale giudicata autoreferenziale. Nel mirino finisce soprattutto il piano di emergenza esterna, che individua nella strada Napoleonica la principale via di fuga, nonostante sia facilmente soggetta a blocchi e interruzioni.

Trasporto via mare e "soluzioni alternative"

A rafforzare i dubbi del comitato c'è anche il progetto di trasporto delle autocisterne via mare, giustificato dalla necessità di ridurre l'impatto ambientale sulle aree turistiche del golfo. Una motivazione che, secondo i promotori, evidenzia in realtà l'inadeguatezza della viabilità terrestre e sposta il rischio su un contesto marino già fortemente antropizzato.

Il nodo delle autorizzazioni e il ruolo delle istituzioni

Nel mirino finiscono anche alcune affermazioni istituzionali, come la definizione del rigassificatore quale sito strategico nazionale, ritenuta priva di un chiaro fondamento normativo. Il comitato contesta inoltre l'idea che ogni decisione sia imposta dal governo centrale, ricordando come la normativa attribuisca competenze anche agli enti locali e alle autorità portuali.

Autobotti, limiti orari e nuove criticità

Critiche vengono rivolte anche alla gestione del transito delle autobotti. Le limitazioni orarie introdotte vengono considerate una risposta parziale a un problema che, per sua natura, non può essere circoscritto a determinate fasce della giornata. Perplessità analoghe riguardano la scelta di una chiatta elettrica per il trasporto via mare, giudicata contraddittoria alla luce dei rischi legati alle batterie in caso di incendio.

Il silenzio di enti e associazioni

Il comitato lamenta infine l'assenza di risposte alle richieste di confronto inviate alle commissioni comunali e regionali, ai Comuni limitrofi e alle associazioni di categoria. Un silenzio che, secondo i promotori, ignora le possibili ricadute sul turismo, sull'economia locale e sull'occupazione.

Rischi in aumento con le nuove attività

I consulenti tecnici Vincenzo Arrichiello e Leo Bartolini hanno richiamato l'attenzione sull'aumento progressivo del rischio legato alla moltiplicazione delle operazioni: il traffico verso la Sardegna e i continui attraversamenti della chiatta nel golfo accrescerebbero la probabilità di incidenti, in contrasto con il regime di deroga alla normativa Seveso.

La domanda che resta aperta

A chiudere l'incontro di stamattina, il richiamo ai principi costituzionali sulla tutela dell'ambiente, della salute e della sicurezza della popolazione. E una domanda che il comitato considera ancora senza risposta: se oggi un impianto come quello di Panigaglia non verrebbe autorizzato, perché continuare a rinviare la dismissione e autorizzare nuove attività destinate a durare negli anni?


 

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