Questa mattina nella Sala Barilli della Confcommercio La Spezia è stato presentato l’evento "Tutti a tavola, nessuno escluso", un incontro che vuole radunare gli imprenditori della ristorazione locale e metterli davanti all'opportunità di proporre una cucina più inclusiva rivolta alle persone affette da una malattia autoimmune quale è la celiachia. Nonostante alcuni recenti progressi, esistono ancora tante ombre riguardo un tema che spesso viene sottovalutato e trattato come una semplice allergia, mentre la celiachia, invece, causa disagi interni di lungo termine al corpo delle persone che sono affette da questa vera e propria patologia.
Al fine proprio di sensibilizzare l'ambiente della ristorazione sull'argomento, presentando la celiachia non solo come problema socio-culturale ma anche come opportunità economica, Fipe Confcommercio La Spezia, in collaborazione con AIC - Associazione Italiana Celiachia, ha deciso di organizzare "Tutti a tavola, nessuno escluso!". Un appuntamento dove saranno offerti ai ristoratori strumenti concreti per accogliere in sicurezza i clienti che seguono una dieta senza glutine. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di fornire agli operatori della ristorazione indicazioni pratiche, chiarimenti sulle normative vigenti e un'occasione di confronto diretto con professionisti ed esperti del settore. La celiachia, sempre più diffusa, richiede competenze specifiche e un approccio consapevole: formarsi diventa quindi un valore aggiunto per le attività che vogliono garantire un servizio attento, sicuro e inclusivo.
L'incontro si terrà martedi 2 dicembre, dalle 15 alle 18, nella sala Barilli di Confcommercio Imprese per l'Italia La Spezia in via Fontevivo 19F. Ad aprire la giornata di formazione sarà Diego Sommovigo, presidente Fipe La Spezia, che porterà una riflessione sul ruolo della ristorazione locale e sull'impegno delle imprese spezzine verso modelli sempre più attenti alle esigenze alimentari della clientela. Seguirà, poi, l'intervento della dottoressa Deborah Shvartzman, dirigente veterinario presso ASL5 La Spezia, specializzata in ispezione degli alimenti di origine animale e con esperienza nel controllo qualità di prodotti senza glutine. La dottoressa Shvartzman offrirà un contributo tecnico fondamentale sugli aspetti di sicurezza alimentare e sulla corretta gestione degli alimenti senza glutine all'interno delle strutture ristorative.
Interverrà inoltre Susanna Villa, referente AIC Liguria, che approfondirà le normative e le linee guida per la ristorazione senza glutine, illustrando inoltre le procedure per aderire al progetto nazionale "Alimentazione Fuori Casa", considerato oggi un punto di riferimento affidabile per chi cerca locali preparati e sicuri. Spazio poi alla testimonianza di Valentina Leporati, pasticcera e attivista gluten free, che racconterà la sua esperienza alla guida di un locale completamente senza glutine e porterà esempi di buone pratiche e casi di successo sviluppati sul territorio ligure.
L'appuntamento è gratuito e rivolto a tutti i ristoratori, pasticceri, operatori del settore e a chiunque desideri approfondire il tema della cucina inclusiva. La partecipazione è libera, ma è richiesta la prenotazione attraverso il seguente link: https://forms.gle/mwiNLMU9Tp6wtLRx6
La celiachia per amicizia o familiarità la conosciamo tutti. Non è un allergia ma è una malattia autoimmune, e allo stesso tempo non si è un po’ celiaci o lo si è o non li si è. Si tratta di un tema grave soprattutto a livello di ristorazione perché un granello di farina può rovinare la giornata ad una persona. Bisogna stare sempre più attenti alla contaminazione crociata, basta essere un attimo disattenti o sovrappensiero che si fanno danni. Di Celiachia non si guarisce ma questa non deve essere vista come un problema per i ristoratori ma come una possibilità. Io mi occupo di celiachia nel mio ristorante dal 2003, non ci siamo specializzati ma cerchiamo di coprire la fascia di mercato in maniera più seria. Siamo associati all'AIC, abbiamo una friggitrice dedicata, un ambiente separato, una organizzazione che ci permette di fare senza glutine in maniera seria. Qua rischiamo di fare male in maniera seria se non stiamo attenti. Quando leggo possibile contaminazione crociata allora preferisco da cliente che cancelli le proposte senza glutine, serve la coscienza e la serietà di un monaco shaolin". - le dichiarazioni di Diego Sommovigo, presidente FIPE La Spezia
"E' stato emozionante ascoltare le parole di Diego, io sono celiaca dal 1998 e sentire ristoratore che dice questo non è scontato. Quando mi è stata diagnosticata la celiachia era impossibile uscire di casa e io non andavo più fuori a mangiare, alle feste e cosi via. All'inizio in ospedale mi dissero che era distrofia muscolare, oppure che semplicemente ero una bambina capricciosa e che i genitori mi avrebbero dovuto dare tanti cereali da mangiare che mi sarei rinforzata ma io continuavo a stare male. Alla fine grazie al Dottor Gerali finalmente si è arrivati alla diagnosi di mal assorbimento del glutine e mi hanno portata al Gaslini per controllarmi. Ero molto sola perché non avevo nessuna con la mia stessa situazione. - racconta Valentina Leporati attivista e pasticcera gluten free riguardo la sua esperienza personale ed il primo impatto con la celiachia - E' vero quando si è celiaci cambia il modo di cucinare all'inizio in casa non c’è più leggerezza, bisogna stare sempre attenti però poi le cose però diventano normali e vengono in automatico. Quando ci si avvicina all’offerta senza glutine nei ristoranti si riscontrano diversi punti critici ma è più facile di quel che sembra adeguarsi: basta attuano le consuete norme HACCP. Non è qualcosa di impossibile fare senza glutine, non servono per forza due cucine. - continua Valentina.
"La celiachia è una patologia autoimmune e ancora oggi sentire parlare di gradi di celiachia è inconcepibile. "Quanto lo sei" non è una domanda corretta, quello che varia è semplicemente la sintomatologia ma i danni interni sono a lungo termine: possono venire tumori, può causare l'infertilità. C’è ancora tanta superficialità sul tema. In più, per i ristoratori può essere anche un'occasione dal punto di vista economico perchè io vado non vado a cena da sola ma insieme a tre, quattro o a volte quaranta persone. Se in quel posto io mi trovo bene, il ristoratore guadagna non solo la mia fidelizzazione ma quella di altre persone. In un paese come il nostro che la socialità si svolge a tavola bisogna far qualcosa di più a partire dalla formazione riguardo alle possibili contaminazioni degli alimenti fino ad arrivare ai supplementi sui menù. Alcuni ristoranti sono arrivati a far pagare un piatto cinque euro in più e pure a rischio contaminazione". - così Valentina Leporati cerca di far luce sulla disinformazione sul tema.







