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Due anni senza Francesco Mancuso: una ferita che chiede responsabilità, sicurezza e verità In evidenza

Sono passati due anni dalla morte di Francesco Mancuso, l’operaio deceduto nel 2023 in un incidente sul lavoro. La sua scomparsa resta una ferita aperta che non può essere archiviata come una semplice statistica. Dietro ogni numero ci sono volti, famiglie, comunità segnate per sempre.

Un’emergenza nazionale

La sua vicenda richiama con forza un tema che continua a segnare l’Italia: le troppe morti sul lavoro. Ogni giorno uomini e donne escono di casa per guadagnarsi da vivere e non fanno ritorno. È una tragedia che si ripete con una frequenza intollerabile, una vera emergenza nazionale che interroga imprese, istituzioni e cittadini.

Responsabilità e prevenzione

Non è un fatto isolato, ma parte di una catena di responsabilità: sicurezza insufficiente, controlli carenti, formazione spesso trascurata, subappalti senza garanzie e tempi di produzione che sovrastano la tutela della vita. Parlare di sicurezza significa parlare di dignità, diritti e cultura del lavoro, non di burocrazia.

Trasformare la memoria in azione

Trasformare la memoria in azione è l’unico modo per onorare Francesco. Servono investimenti in prevenzione, formazione continua, piani di sicurezza reali e verificabili, più ispezioni e responsabilità chiare lungo tutta la filiera. La sicurezza non è un costo accessorio: è il presupposto per lavorare.

Due anni dopo

Due anni dopo, la memoria di Francesco Mancuso ci obbliga a guardare in faccia una realtà scomoda. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta sociale. Il dolore non deve diventare rassegnazione: deve tradursi in scelte, norme applicate e controlli efficaci, perché nessuno debba più pagare con la vita il prezzo di un lavoro.

I Sindacati

Abbiamo contattato i segretari locali di CGIL e CISL per chiedere se, dopo il decesso di Francesco Mancuso, siano stati fatti passi avanti in termini di sicurezza nei luoghi di lavoro. Le loro risposte saranno parte integrante del dibattito che questo anniversario intende rilanciare.

Dichiarazioni Antonio Carro segretario CISL

Il tema della sicurezza e della prevenzione degli infortuni sul lavoro è al primo posto dell'agenda sindacale, purtroppo nonostante le campagne di mobilitazione per sensibilizzare le parti datoriali, le istituzioni, il governo, gli stessi lavoratori, ancora oggi registriamo una continua scia di sangue di vittime sul lavoro.

Nel nostro territorio, nel ricordare le ultime tragedie e a 2 anni dalla scomparsa di Francesco Mancuso, il confronto promosso da CGIL CISL UIL con gli enti preposti e con il supporto fattivo della Prefettura ha portato alla sottoscrizione di protocolli d'intesa per prevenire e salvaguardare i lavoratori esposti alle ondate di calore, così come il protocollo di contrasto al caporalato nel settore della cantieristica.

Settore importante per la nostra economia provinciale che vede occupati negli appalti lavoratori stranieri che hanno bisogno di conoscere le norme contrattuali ed in particolare la tutela alla sicurezza.

Continueremo in questa battaglia insieme ai nostri delegati alla sicurezza su tutti i posti di lavoro tutti i giorni in quest'opera di prevenzione, formazione continua, contrasto a comportamenti illeciti per debellare questa strage che non è accettabile in un Paese come il nostro che mette al primo articolo della nostra Costituzione il Lavoro.

Dichiarazioni di Luca COMITI – Segretario CGIL

La sicurezza sul lavoro continua a essere una delle vere grandi emergenze del nostro territorio e del Paese. In questi ultimi due anni abbiamo lavorato con impegno per migliorare la collaborazione con Asl e INAIL, consapevoli che solo una rete istituzionale solida può produrre risultati concreti. Tuttavia, a fronte della buona volontà, mancano ancora le risorse necessarie per incrementare il numero degli ispettori e garantire controlli adeguati nei cantieri e nei luoghi di lavoro. Senza organici sufficienti, ogni sforzo rischia di essere vanificato.

La cosiddetta “patente a punti” per le aziende, introdotta dal governo, non ha portato risultati significativi, e purtroppo lo avevamo previsto: non basta una misura simbolica per cambiare realmente le condizioni di sicurezza, servono investimenti veri, strumenti concreti e controlli continui.

La sicurezza si costruisce soprattutto attraverso la prevenzione: servono corsi di formazione continui e di qualità, rivolti sia ai lavoratori che alle imprese. Ma anche in questo caso mancano risorse adeguate. Senza investimenti, la formazione resta un principio astratto e non un diritto esigibile.

La sicurezza sul lavoro è inoltre una battaglia culturale e di civiltà. Dobbiamo farla iniziare dalle scuole, perché il rispetto della vita e della dignità di chi lavora si costruisce giorno dopo giorno, formando le nuove generazioni a una cultura della prevenzione e della responsabilità.

Continueremo a batterci, perché nessuno debba più rischiare la propria vita per lavorare.

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