Non è la prima volta che riceviamo una lettera da parte dei genitori dei bambini che frequentano le scuole elementari Giosuè Carducci, nel quartiere Canaletto (Istituto Comprensivo n. 7).
E, purtroppo, non è nemmeno la prima volta che il contenuto riguarda un disagio tanto semplice quanto trascurato: l’ingresso a scuola in caso di pioggia.
Questa mattina, come in molte altre occasioni, la scena si ripete: bambini accalcati sotto gli ombrelli, genitori che cercano di evitare pozzanghere e spintoni, insegnanti che tentano di mantenere l’ordine. Il tutto sotto una pioggia battente, in una giornata che dovrebbe iniziare con serenità e non con tensione.
Il problema è noto, segnalato, documentato. I genitori hanno scritto più volte al dirigente scolastico, chiedendo una soluzione semplice: organizzare l’ingresso con punti di sosta per ogni classe sotto gli alberi presenti nel cortile, evitando così assembramenti e confusione. Una proposta concreta, attuabile, che non richiede grandi investimenti ma solo un po’ di attenzione e volontà.
Eppure, nonostante le mail e gli appelli, nessun riscontro. Nessuna risposta ufficiale, nessun provvedimento. Solo silenzio.
La scuola è il primo luogo in cui si impara il rispetto, la collaborazione, la cura degli spazi comuni. Ma quando i piccoli gesti quotidiani vengono ignorati, il messaggio che passa è tutt’altro. E allora, forse, è il momento di ascoltare davvero chi vive la scuola ogni giorno — genitori, bambini, insegnanti — e di agire.
Perché anche una giornata di pioggia può diventare un’occasione per fare le cose per bene.







