Dopo quasi sei mesi di missione, Nave Marceglia è rientrata in Italia al termine di una campagna operativa di grande rilievo nell’area Indo-Pacifico, teatro di crescente interesse strategico per l’Italia.
“La nave è partita il 20 gennaio scorso, per la campagna operativa in Indo-Pacifico, una campagna che ha visto Nave Marceglia impegnata per circa sei mesi in acque lontane dal Mediterraneo, ma comunque di interesse strategico per l'Italia”, spiega il Comandante di Nave Marceglia, Capitano di Fregata Alberto Bartolomeo.
“È una missione che ha avuto come obiettivi quelli della presenza nazionale e la cooperazione internazionale nelle aree dell'Indo Pacifico e che è stata rivolta anche al promuovere il cosiddetto 'Sistema Italia' in termini industriali, culturali e tecnologici. Abbiamo dato luce al 'Made in Italy' in tutte le occasioni e in tutti gli eventi in cui Nave Marceglia ha partecipato in giro per il mondo, primo fra tutti l'Expo di Osaka 2025, durante il quale la nave ha preso parte attivamente all'inaugurazione del padiglione Italia” prosegue il Comandante.
Un aspetto fondamentale della missione è stato quello della diplomazia navale. “La 'Naval Diplomacy' è uno degli strumenti principali della politica estera di una nazione. L'Italia è fortemente legata al mare e di conseguenza, la “naval diplomacy” è una delle principali attività svolte dalla Marina Militare” sottolinea il CF Bartolomeo. “Per quanto riguarda Nave Marceglia, in questa missione abbiamo tenuto diversi eventi a bordo, ricevimenti, meeting professionali, meeting industriali, tutti rivolti ad accrescere i rapporti con nazioni ospitanti, per dimostrare anche quella che è la buona volontà e l'interesse strategico dell'Italia verso queste nazioni”.
La fregata ha inoltre collaborato intensamente con Marine straniere. “Abbiamo condotto delle esercitazioni con assetti navali di altre Marine Militari, questo per accrescere l'interoperabilità con assetti e equipaggi differenti, in maniera tale da accrescere quella che è la cooperazione internazionale con Marine alleate e partner nell'area dell'Indo Pacifico. Abbiamo svolto quasi 15 esercitazioni con Marine estere e in più abbiamo partecipato in supporto diretto all'operazione Atalanta, che ci ha visto impegnati in diversi periodi, sia in Mar Arabico che nel Mar rosso”, spiega il Comandante.
Non sono mancati momenti di particolare tensione. “Eravamo in porto a Doha quando c'è stato il primo attacco. Ci siamo ritrovati a dover disimpegnare subito dal Golfo Persico e dirigere verso il Golfo di Oman nell'incertezza che lo stretto di Hormuz fosse da un momento all'altro chiuso. Quindi l'interesse mio e della Marina Militare era poter continuare l'attività”, racconta Bartolomeo. “E' ovvio che questo evento ha cambiato un po' il volto della campagna in Indo-Pacifico, dando una postura ancora più operativa. Per cui abbiamo alzato ulteriormente il livello di prontezza e di attenzione. Quindi, l'equipaggio si è ritrovato a dover dare ancor di più il massimo verso la fine della campagna”.
Guardando indietro, il Comandante riflette sull’esperienza: “Per me aver avuto l'opportunità di condurre Nave Marceglia in questa missione in Indo-Pacifico mi fa ritenere assolutamente fortunato e sono grato per questo, è un'esperienza che personalmente porterò nel cuore per tutta la vita, così come porterò con me tutti i membri dell'equipaggio”.







