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Sabrina Chiappa: "Per raggiungere i risultati l'impegno è fondamentale" In evidenza

di Anna Mori - Abbiamo chiesto all'atleta come ha gestito la gara e le sue impressioni a caldo dopo aver ottenuto il titolo di campionessa italiana alla 24 ore di corsa.

24 ore di corsa ininterrotta, su un circuito di 1,382 km a Venezia: è il Campionato Italiano FIDAL. Al suo attivo grandi imprese, come la vittoria all'Immortals Race in Grecia, Sabrina Chiappa, del Running Station Team Lerici, non ha potito che rispondere "presente" a questa ennesima sfida.

Da subito si piazza tra le prime, gestisce le energie con maestria, e dopo aver mantenuto il terzo posto nelle prime ore, dalla quinta prende il comando. Alla fine sono 224,544 i chilometri percorsi da Sabrina Chiappa: è la nona prestazione italiana di sempre. Sabrina Chiappa è la nuova Campionessa Italiana Assoluta e ha il pass per entrare nella Nazionale Azzurra della 24 ore.

Abbiamo sentito Sabrina per farci raccontare come è riuscita a gestire la gara e quali siano state le sue emozioni a caldo, una volta che è riuscita a portare a termine questa grande sfida.

Sabrina, che cosa è fondamentale per raggiungere l'obiettivo?

Per arrivare ad un risultato, indubbiamente penso che sia l'impegno ad essere fondamentale. Certo, bisogna avere un minimo di predisposizione nel settore dove si vuole raggiungere un obiettivo: se non si è portati per la corsa, è impossibile fare una cosa del genere. Ma il messaggio che vorrei sottolineare è che chi pratica questo sport e decide di impegnarsi tanto, certamente può ottenere dei risultati, ovviamente facendosi aiutare. Io sono seguita dall'allenatore e poi anche per l'alimentazione, ma l'impegno è davvero fondamentale. In generale tengo un profilo basso, mi sento una persona normale che ha fatto una cosa grande solamente perché si è impegnata tanto. Non mi piace che sembri che io sia un'atleta che si dà delle arie, ecco perché assolutamente voglio sottolineare che se si ottengono i risultati è soprattutto per una questione di impegno. Secondo me il detto di Walt Disney "Se puoi sognarlo puoi farlo" è proprio vero, è una questione di volontà. Se si vuole veramente tanto qualcosa, la possiamo fare. Penso anche che sia uno dei valori più importanti dello sport.

Quale è stato il tuo programma per prepararti alla 24 ore di corsa?

E' stata un'esperienza veramente particolare questa 24 ore, fin dall'inizio. Non avevo neanche mai pensato di essere in grado di poter fare una gara come questa. Poi, quando per una serie di motivi ho deciso di provare, penso sia stato un percorso bellissimo. Ho iniziato ad allenarmi con questo obiettivo, assistita dal mio allenatore Fulvio Massini, che mi ha sempre seguito benissimo. Nel frattempo, dopo aver iniziato la preparazione, ho cercato anche di informarmi su come sarebbe stata questa esperienza, cercando in rete interviste ad atleti che l'avevano fatta ottenendo un bel risultato. Ho cercato di farmi anche un'idea di quali potessero essere le problematiche più comuni, oltre che le soluzioni più ricorrenti, anche se questo è un tema davvero molto soggettivo: quello che può essere un problema per una persona, non lo è per un'altra, e anche la soluzione che adotta un atleta, non va bene per un altro. Dalla mia ricerca ho capito essenzialmente due cose: una è l'importanza in una gara del genere di essere preparati anche dal punto di vista dell'alimentazione e dell'integrazione, per me una grossa lacuna, nel senso che avevo sempre fatto un po' di fai da te. Il mio allenatore mi ha quindi indirizzato verso il professor Fabrizio Angelini, che mi ha seguito durante tutta la preparazione, sia per l'alimentazione, che per l'integrazione. Penso sia stato fondamentale, perché una delle maggiori cause di ritiro in queste gare, oltre al fatto di non essersi allenati abbastanza, è quella di avere problemi di stomaco e intestinali, dovuti al fatto di non aver mangiato abbastanza, o troppo o le cose sbagliate.

Quanto è importante anche la preparazione mentale per gare di questo tipo?

Un altro aspetto su cui mi sono soffermata tanto è quello mentale, perché tutte le persone che ho sentito, sia nelle interviste, che amici e conoscenti che avevano fatto questo tipo di gara, mi hanno detto che è necessario essere preparati dal punto di vista fisico, ma che è soprattutto una gara mentale. Già da tempo mi stavo interessando agli aspetti psicologici legati alla resistenza nella corsa leggendo dei libri. In particolare questa estate ho letto tanti volumi di Pietro Trabucchi, con tanto interesse e attenzione, e ho trovato i contenuti molto interessanti. Non sapevo che avrei partecipato a questa gara, ma ho fatto queste letture solo per puro interesse personale. Ho tratto spunti interessanti, che mi hanno portata a pensare che bisognava lavorare anche sull'aspetto mentale. Mi è venuta la voglia di avvicinarmi alla meditazione e alla respirazione, che sono due aspetti che vanno di pari passo. Così ho iniziato a leggere e approfondire questi temi. Era qualcosa che sentivo il bisogno di fare, non solo per il mio percorso sportivo, ma anche di vita. Penso sia stato di grande aiuto: in una gara di questo tipo, ti trovi a correre in un circuito di 1.382 metri per 24 ore. La prima cosa che tutti mi hanno chiesto è stato: "A che cosa hai pensato per far passare il tempo?". Io non ho pensato a niente, ho cercato solo di concentrarmi sul fatto che stavo correndo, è la cosa più difficile da fare. All'inizio quando provavo a farlo non riuscivo. Per me è stato bello vedere invece che in questa gara, mi è venuto automatico, penso sia stato uno dei fattori più importanti per la buona riuscita, dopo l'allenamento, che è fondamentale, come la cura dell'alimentazione.

Puoi raccontarci che cosa hai provato prima, durante e dopo la gara?

La gara è stata un'esperienza molto particolare. Quando sono andata il giorno prima a ritirare il pettorale, ho guardato il percorso, carino per essere in un parco, e curato. C'è tutta una serie di servizi, è tutto organizzato bene, e lo posso confermare anche in pratica, perché una gara organizzata così bene non me la immaginavo nemmeno. Però mi sono chiesta: come faccio a stare nel solito posto per una giornata intera? Il giorno dopo siamo partiti ed è scattato qualcosa. E' come se mi fossi trovata in una bolla, io correvo, e poi basta. Per dei tratti ho avuto anche compagnia, ho corso con alcune persone, avevamo più o meno lo stesso passo, ci ha fatto piacere condividere un pò di chilometri, è bello correre in compagnia. Ci si sostiene a vicenda, è come se la fatica pesasse metà, poi ogni tanto dici due parole, insomma è diverso. Però bisogna comunque correre!

E comunque la maggior parte della gara l'ho corsa per conto mio. E' stata una bella esperienza, non nel senso di divertente, come quelle gare che concludi con l'entusiasmo e ti dici che è stata un'avventura bellissima che vuoi ripetere, quello no. Quando il giudice ha sparato il fine della gara, che equivale al taglio del nastro nella gara classica, non ho avuto quella sensazione, nonostante avessi vinto e anche raggiunto i miei obiettivi chilometrici, aggiudicandomi il titolo di campionessa italiana 2025. Ho provato invece un tipo di contentezza diversa, è stata più che altro la soddisfazione di essere riuscita a concludere la gara, perché è "facile" farlo quando ti trovi in un percorso bellissimo e stai andando da qualche parte dove non sei mai stato, c'è il senso di avventura e di scoperta. In questo caso, invece, non c'era nulla, è stata una corsa fine a sé stessa, la meta era correre. Non come quando hai il senso di dover arrivare da qualche parte e, quando sei oltre la metà del percorso e sei stanca, ti viene da dire che fai prima a finire che a tornare indietro. In questo caso no, perché ad ogni giro si passava davanti alla propria postazione avendo la possibilità di fermarsi, è dipeso solo dalla forza di volontà arrivare in fondo. Quindi una sensazione completamente diversa dall'entusiasmo che si prova alla fine di una gara classica. Un'emozione particolare, bella, forse un senso di fiducia che deriva dal fatto di avercela fatta, non scontato. Sapevo di essermi preparata bene, di avercela messa tutta, però sono partita con tanti dubbi e non avevo per niente la certezza di farcela, sono stata molto contenta. 

Ora la ripresa dopo la gara, quali sono i tuoi pensieri?

Adesso sto cercando di riprendermi, ci vorrà qualche giorno, soprattutto per chi partecipa per la prima volta, ci vuole più tempo. Spero di riprendermi bene per poi rimettermi in pista, perché a me correre piace proprio tanto e queste distanze lunghe mi attirano. Ora non so quanto sarò in grado di fare in futuro. Adoro esplorare, può essere un posto nuovo facendo una gara, oppure anche una situazione nuova, come è stata questa gara. Mi piace sia il giorno della gara, ma anche tutto il percorso di preparazione, a ben pensarci forse il più bello dal punto di vista della crescita personale. Si apprendono tante cose, si impara a conoscersi. Il giorno della gara, è quello in cui ci si mette alla prova, al di là del risultato che se é positivo fa anche piacere. Si vede se il percorso fatto ha funzionato o no, può essere che qualcosa vada storto. Quando capita, si cerca di capire cosa sia stato, ma se è qualcosa che si ha nel cuore, si cerca di rifarlo, e correggere quello che si ha sbagliato.

 

 

 

 

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