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«Il Palio ti riporta bambino»: Angelo Maioli e i ricordi di una vita tra le borgate In evidenza

di Anna Mori - All'indomani della 101ª edizione del Palio del Golfo, il nipote del fondatore del Palio del Golfo ripercorre oltre settant'anni di emozioni: il debutto da timoniere a soli dieci anni, le tecniche di voga di una volta e la Festa del Mare negli anni '50.

La disfida del Palio del Golfo per Angelo Majoli significa riaprire il cassetto dei ricordi. Nipote del fondatore del Palio del Golfo, 86 anni compiuti lo scorso aprile, Majoli ha vissuto questa manifestazione praticamente per tutta la vita. Da bambino, da timoniere, da appassionato e da custode di una memoria preziosa che racconta come il Palio alle origini fosse per alcuni aspetti diverso da quello di oggi, ma capace di trasmettere le stesse emozioni.

«Quando finisce il Palio mi succede sempre la stessa cosa. Le emozioni si rinnovano e il pensiero torna subito a quando ero bambino, quando ho iniziato a partecipare alla disfida remiera. Avevo dieci anni e mi ritrovai al timone di una barca del Palio in mezzo a persone molto più grandi di me. Per un bambino era una responsabilità enorme. Mi sentivo importante, ma sentivo anche tutto il peso del compito che avevo: bisognava tenere la barca dritta, affrontare nel modo giusto i giri di boa e non sbagliare nulla.»

Il ruolo del timoniere richiedeva esperienza e sangue freddo. Affidarlo a un ragazzino era una scelta insolita, ma Majoli ricorda ancora perfettamente quelle sensazioni e soprattutto gli insegnamenti ricevuti dagli equipaggi di allora. «Ogni vogatore aveva un ruolo preciso e anche il giro di boa era frutto di una tecnica diversa da oggi. Siccome si girava in senso orario, a differenza di oggi che il Giro di boa si fa in senso anti-orario, il terzo remo si spostava con il corpo verso l'interno della barca per inclinarla durante la virata. Così la chiglia offriva meno attrito e la barca girava più velocemente. Era una soluzione tecnica che dava un vantaggio e che oggi non vedo più utilizzare. Erano dettagli che facevano la differenza e che nascevano dall'esperienza.»

Guardando il Palio di oggi, Majoli non nasconde un pizzico di nostalgia. La passione della gente è rimasta immutata, ma il contesto è inevitabilmente cambiato. «Ieri ho visto tantissime persone lungo la passeggiata Morin e sul Molo Italia, forse anche più di una volta. In compenso ho notato molte meno barche in mare. Lo spazio attorno al campo di gara si è ridotto e questo si percepisce chiaramente. Una volta c'era una lunga fila di imbarcazioni ancorate verso il molo, mentre oggi quella zona non viene praticamente più utilizzata. È una differenza che mi ha colpito subito.»

Il suo racconto riporta alla mente una Festa del Mare molto diversa da quella che gli spezzini conoscono oggi. La giornata del Palio era un susseguirsi di appuntamenti sportivi. «La mattina si iniziava con la gara di nuoto in acque libere, che partiva dai bagni Nettuno e arrivava al Molo Italia. C'era anche la staffetta di nuoto e, nel centro del golfo, si disputava una regata a vela. Poi arrivava la sfilata storica delle borgate. Non era una sfilata folkloristica come quella di oggi: sfilavano le barche, accompagnate dalle persone delle borgate. I vogatori erano in corteo con i remi in spalla. Terminata la sfilata tornavano a casa per riposare e prepararsi alla gara che si disputava nel pomeriggio.»

«Io mi ricordo che assistevo arrampicato sull'albero del veliero di famiglia, il Vittoria. Tutte le barche dello zio Elio si chiamavano così, anche la prima barca da Palio costruita e che vinse la disfida remiera del 1935», ricorda Majoli. Tra le immagini che custodisce con maggiore affetto ci sono anche due competizioni ormai scomparse, quella dei lancioni di salvataggio militari e quella dei gozzi che i muscolai utilizzavano per il loro lavoro.

«Nel pomeriggio, si disputavano anche la gara dei lancioni militari, imbarcazioni utilizzate per il salvataggio con dieci vogatori e il timoniere, e la disfida dei gozzi, le barche da lavoro usate dai mitilicoltori, una cosa bellissima. Erano imbarcazioni con tre uomini di equipaggio: due remavano seduti in voga tradizionale, mentre il terzo stava in piedi con due remi. Vogava guardando verso la prua e, allo stesso tempo, faceva da timoniere, imprimendo la direzione alla barca con la forza dei remi. Era uno spettacolo che oggi appartiene ai ricordi, ma che faceva parte della Festa del Mare.»

E poi arrivava il momento del Palio, quello che tutti aspettavano. «Non esistevano le categorie junior né quelle femminili. C'era una sola gara, quella del Palio. Tutta la città viveva per quella sfida. Era una giornata che ancora oggi porto nel cuore.»

Sono ricordi che attraversano oltre settant'anni di storia e che, all'indomani della 101ª edizione, assumono un valore ancora più profondo. Per Angelo Majoli il Palio non è soltanto una gara tra borgate, ma un patrimonio di tradizioni, persone e gesti tramandati nel tempo. «Ogni anno è come se tornassi quel bambino di dieci anni seduto al timone. Cambiano le barche, cambiano le persone, cambiano i tempi, ma quell'emozione rimane sempre la stessa.»

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