La lotta al gioco d’azzardo patologico passa dalla consapevolezza, dalla prevenzione e dalla capacità di fare rete. Con questo obiettivo venerdì 26 giugno, a partire dalle ore 17, piazza San Domenico di Guzman ospiterà uno Slotmob dedicato alla sensibilizzazione sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, promosso nell’ambito del percorso “DGA – New Addiction e Polidipendenze” del Progetto 2029 coordinato dal Consorzio Cometa.
L’iniziativa, organizzata in occasione della Giornata nazionale sulle dipendenze, coinvolgerà associazioni, sindacati, realtà del volontariato, operatori sociali e sanitari impegnati quotidianamente nel contrasto alle dipendenze e nel sostegno alle persone e alle famiglie che ne subiscono le conseguenze.
Il programma prevede momenti di approfondimento, testimonianze, musica e teatro. Dopo l’apertura affidata al gruppo Damnesya e i saluti delle autorità civili e religiose, sarà presentata la rete territoriale contro le dipendenze da gioco, seguita da un intervento di Alfredo Casini dell’ASL 5 dedicato all’analisi del fenomeno.
Uno dei momenti più significativi sarà la rappresentazione teatrale “Si… può… fare”, scritta e diretta da Roberto Di Maio e ispirata a una storia vera. Si racconta il difficile dialogo tra un padre vittima della dipendenza dal gioco e il proprio figlio, offrendo uno spaccato realistico delle conseguenze che questa patologia può avere sulle relazioni familiari.
Ampio spazio sarà poi riservato alle testimonianze dirette di persone che hanno vissuto l’esperienza del gioco d’azzardo patologico e che stanno affrontando un percorso di recupero. Attraverso racconti, lettere e riflessioni, il pubblico potrà conoscere da vicino una realtà spesso nascosta dalla vergogna e dall’isolamento.
“Dobbiamo cambiare il modo di parlare di questo fenomeno”, spiega Antonio Carro, segretario CISL La Spezia. “Non possiamo continuare a definirlo semplicemente gioco. Quando provoca conseguenze economiche, psicologiche e sociali così pesanti siamo di fronte a una vera e propria dipendenza. Sempre più spesso incontriamo persone che hanno dilapidato risorse economiche, accumulato debiti e messo a rischio la stabilità della propria famiglia e persino il posto di lavoro. Per questo è fondamentale il lavoro di rete tra sindacati, professionisti e servizi specializzati”.
Un fenomeno che, secondo Luca Comiti, segretario CGIL La Spezia, richiede anche una forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. “Il gioco d’azzardo online sta raggiungendo sempre più persone, dai giovani ai pensionati. Spesso si tratta di una dipendenza invisibile, che si sviluppa all’interno delle abitazioni e che può mettere in ginocchio intere famiglie. È necessario continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma servono anche interventi normativi più efficaci per limitarne la diffusione”.
Tra i promotori dell’iniziativa c’è anche l’associazione No “Slot – Riprendiamoci la Vita”, nata nel 2015 proprio per contrastare la cultura dell’azzardo. “Abbiamo scelto di costruire una rete composta da realtà molto diverse tra loro”, sottolinea la presidente Barbara Pettinati. “Quando un problema diventa così grave non può più essere affrontato da una singola associazione. Oggi le insidie si nascondono anche negli smartphone, dove tutto sembra iniziare con pochi euro per poi trasformarsi in un meccanismo che può compromettere la vita delle persone e delle loro famiglie”.
Andrea Benedetto, presidente di Federconsumatori La Spezia, evidenzia come la Liguria continui a registrare dati particolarmente elevati sul fronte del gioco d’azzardo. “Negli anni abbiamo assistito a una crescente attenzione sul tema, ma resta fondamentale il coinvolgimento delle istituzioni e degli enti locali per affrontare un fenomeno che produce pesanti conseguenze sociali ed economiche”.
L’impatto della dipendenza emerge anche nell’attività quotidiana delle associazioni che operano a sostegno delle persone fragili. “Sempre più spesso incontriamo persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese e che si trovano in situazioni di forte difficoltà”, racconta Eloisa Guerrizio, presidente dell’associazione Il Buon Mercato. “Molte di queste problematiche sono collegate a dipendenze che finiscono per sconvolgere l’equilibrio personale e familiare. Il nostro compito è ascoltare, accogliere e orientare verso i servizi competenti”.
Una situazione confermata anche da Giovanni Pontali della Caritas diocesana della Spezia. “Nei centri di ascolto vediamo ogni giorno le conseguenze del gioco d’azzardo sulle persone e sulle famiglie. Spesso il gioco viene percepito come una possibilità per risolvere problemi economici, ma finisce per aggravarli. Per questo è importante aiutare le persone a superare la vergogna e chiedere sostegno prima che la situazione diventi insostenibile”.
Per Giuseppe Morra del Consorzio Cometa, la sfida è soprattutto culturale. “Così come è accaduto per il tabagismo, dobbiamo comprendere che la dipendenza non colpisce soltanto chi gioca. Le conseguenze ricadono sulle famiglie, sulle relazioni e sull’intera comunità. Le risorse economiche che finiscono nel circuito dell’azzardo vengono sottratte ai consumi, alla cultura, al tempo libero e alla qualità della vita delle persone”.
Morra richiama anche l’attenzione sulle dimensioni economiche del fenomeno. “Parliamo di oltre 165 miliardi di euro che ogni anno vengono spesi nel gioco d’azzardo. Se a questi aggiungiamo le risorse assorbite da altre forme di dipendenza e comportamenti compulsivi, ci troviamo di fronte a cifre enormi che incidono non solo sulle persone coinvolte, ma sull’intera economia e sul benessere delle comunità”.
Nel corso della manifestazione saranno inoltre premiate tre attività commerciali del territorio che hanno scelto di non installare slot machine nei propri locali: Bar P e R, Onda del Golfo e Bar Enzo di Costa Daniele. Un riconoscimento simbolico ma significativo per valorizzare chi ha deciso di contribuire concretamente alla diffusione di modelli economici e sociali alternativi al gioco d’azzardo.
L’iniziativa vuole lanciare un messaggio chiaro: uscire dalla dipendenza è possibile, ma occorre una comunità capace di ascoltare, accompagnare e sostenere. Perché, come ricorda lo slogan della campagna nazionale, “vince chi smette”.







