Semplificare il più possibile
Nella necessaria progettualità pastorale sarà indispensabile cercare di semplificare il più possibile le proposte, le modalità e le strutture necessarie all’evangelizzazione. Sarà altresì doveroso porre attenzione ad evitare di rinchiudere il cammino della comunità in uno schema operativo complesso e rigido, incapace di permettere crescita e corresponsabilità, anche se questo potrebbe dare l’impressione di maggior forza e sicurezza (Davide contro Golia, ingessato nella corazza non riesce a muovere alcun passo, mentre la semplicità dell’essenziale, posta nelle mani di Dio - una fionda e una pietra - gli permette di agire efficacemente (cf 1 Samuele 17, 38-51).
Non si tratta di fare il minimo necessario, ma di muoverci in modo semplice e sobrio in ciò che è essenziale. Prendendo a prestito un aforisma di Antoine de Saint-Exupéry (cf La terra degli uomini) - "La perfezione è raggiunta non quando non vi è più nulla da aggiungere, ma quando non vi è più niente da togliere" - potremmo trarne un valido criterio per ripensare e dare forma nuova alla nostra vita personale, a quella della comunità di fede, alle necessarie decisioni pastorali, alle attività e all’uso opportuno delle strutture.
Curare fedeltà e stile dell’annuncio evangelico
L’annuncio evangelico è fondamentale, ma dev’essere fatto in modo corretto e semplice, nei contenuti e nei modi. Nei contenuti, in quanto siamo tenuti a trasmettere integro il patrimonio di fede della Chiesa; nei modi, in quanto lo stile con il quale si annuncia non è semplicemente accessorio. Esso è parte integrante dell’annuncio stesso. Spesso è proprio il modo che produce il rifiuto, e non necessariamente il contenuto proposto. In ogni caso il rispetto che si deve alle persone che incontriamo sul nostro cammino, anche alle più difficili, non può giustificare intemperanze che possano allontanare in modo dispotico o, peggio ancora, che vengano a spegnere ciò che rimane di un lucignolo fumigante. Il ponte sul quale far passare la Parola di vita è la relazione. Essa dev’essere curata e gestita con attenzione e delicatezza, frutto anche di una adeguata ascesi personale. Non si tratta certo di venir meno all’annunzio della verità, ma di presentarla con fedeltà, in chiarezza, carità e accoglienza, nel rispetto dei diritti e dei doveri dei fedeli, così come stabiliti dalle normative della Chiesa.
Cambiare il paradigma del modo di affrontare le varie esigenze pastorali
Per alcune tematiche di particolare rilievo (es.: la carità; la famiglia; i giovani... ) non è più sufficiente un singolo ufficio, una persona o una realtà che se ne occupi esclusivamente. Considerata la loro complessità e l’interconnessione con altre è necessario che, in accordo con l’Ordinario diocesano e seguendo le modalità da lui indicate, almeno quelle di particolare rilievo vengano studiate con ampio respiro da più uffici e realtà interessate, in modo sinodale, nel rispetto delle competenze specifiche di ognuno e delle esperienze acquisite nel tempo. Con corresponsabilità, potranno essere portate all’attenzione del vescovo diocesano proposte adeguate, concrete e percorribili, per un suo discernimento finale. Infatti, come ricordava papa Francesco: «un percorso sinodale deve condurre a fare delle scelte. E queste scelte, per essere praticabili, devono partire dalla realtà, non dalle tre o quattro idee che sono alla moda o che sono uscite nella discussione. Non per lasciare la realtà così com’è, ma per provare a incidere in essa, per farla crescere nella linea dello Spirito Santo, per trasformarla secondo il progetto del Regno di Dio» (Discorso alla Azione cattolica italiana, 30 aprile 2021).
Alla luce di tutto ciò acquistano particolare importanza e richiedono attenta cura:
- la formazione dei collaboratori nelle Comunità pastorali e nelle strutture diocesane;
- le forme di accoglienza e primo annuncio o di riaccoglienza, adatte alle varie situazioni e contesti di vita, soprattutto verso le giovani generazioni, per poter offrire il pane spezzato della Parola e della carità, nella verità;
- il rapporto tra evangelizzazione e iniziazione cristiana, in particolare per bambini e adolescenti;
- una catechesi fedele e adeguata a colmare il divario tra ciò che nella fede viene creduto e ciò che nella vita viene messo in atto; -una adeguata attenzione alla cultura nella quale ci troviamo a vivere e a dialogare, al fine di maturare forme di annuncio evangelico autentiche e significative.
Inoltre, nel proseguire il nostro cammino diocesano, siamo anche chiamati:
- a portare a compimento la rivisitazione del territorio e seguirne l’ulteriore sviluppo, soprattutto per ciò che concerne la vita, l’organizzazione delle varie Comunità pastorali e l’utilizzo delle eventuali strutture in esse presenti, procedendo anche ad eventuali modifiche, adattamenti o alienazioni che nel frattempo si fossero rese necessarie;
- a rivedere la dinamica e il paradigma di lavoro pastorale e tecnico delle realtà diocesane, in primis la Curia e gli uffici che la compongono, le strutture di servizio, l’organizzazione interna delle Comunità pastorali, gli organi di partecipazione pastorale ai vari livelli;
- a valorizzare i doni e carismi personali o aggregativi presenti sul nostro territorio, affinché possano esprimersi ordinatamente e arricchire con la loro presenza e competenza il lavoro pastorale.
+ Luigi Ernesto Palletti, vescovo







