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Terza puntata: quando la macchina fotografa meglio di te (e tu non te ne sei ancora accorto) In evidenza

Seconda puntata della rubrica dedicata alla rivoluzione tecnologica e alle cose che stanno cambiando le nostre vite, spesso senza che ce ne accorgiamo.

L'altra settimana un mio collega mi ha mostrato orgoglioso una foto delle Cinque Terre scattata con il suo telefono. Luce perfetta, colori saturi al punto giusto, nessuna sfocatura nonostante il tramonto. «Bello, eh? Ho aspettato mezz'ora per trovare l'inquadratura giusta», mi ha detto.
Gliel'ho fatto notare solo dopo, quando ci siamo seduti a tavola: la foto era stata elaborata automaticamente dal telefono con tre passaggi di intelligenza artificiale prima ancora che lui premesse il tasto di condivisione. Lui non lo sapeva. E soprattutto, non gliene importava niente.

Ed è esattamente da qui che voglio partire oggi.
Il problema (o il miracolo, dipende dai punti di vista) è che l'IA generativa in campo fotografico e video è già dentro le vostre vite. Solo che non ve l'ha detto nessuno.
Ma di cosa stiamo parlando, esattamente?
Facciamo un passo indietro per chi si è perso la puntata precedente. Quando diciamo «IA generativa» intendiamo quei sistemi di intelligenza artificiale capaci non solo di analizzare ciò che vedono, ma di creare qualcosa di nuovo: immagini, video, suoni, testi. Non copiano, non incollano. Generano. Dal nulla, o quasi.
Pensate a quando avete visto quelle foto di persone che non esistono — volti perfetti, espressioni naturali, sfondo credibile — e vi siete chiesti «ma chi è questa persona?». Ecco, quella è IA generativa. E quella tecnologia, che qualche anno fa faceva girare la testa agli esperti, oggi è integrata in app che usate ogni giorno senza pensarci.
Il vostro smartphone è già un piccolo studio fotografico con cervello

Partiamo dal caso più vicino a voi: il telefono in tasca.
Ogni volta che scattate una foto in condizioni di scarsa illuminazione — una cena al ristorante, un concerto, quella candela di compleanno alle dieci di sera — il vostro smartphone non sta semplicemente registrando la luce disponibile. Sta scattando decine di fotogrammi in rapida successione, poi un sistema di IA li analizza, li sovrappone, elimina il rumore, recupera i dettagli nelle ombre e nelle alte luci, e vi restituisce un'immagine che la vostra fotocamera di dieci anni fa non avrebbe mai potuto fare.
Si chiama computational photography, e senza di essa metà delle vostre foto notturne sarebbero immagini sgranate da buttare via.

Ma non finisce qui. Avete mai usato la funzione «cancella oggetto» su Google Foto o su iPhone? Indicate un elemento nella foto — una persona che passava di lì, un palo della luce, un rifiuto per terra — e l'IA lo rimuove ricostruendo lo sfondo come se non ci fosse mai stato. Non ritaglia e basta: inventa i pixel mancanti in modo coerente con il resto dell'immagine.
Qualche anno fa per ottenere lo stesso risultato serviva un grafico con Photoshop, una mezz'ora di lavoro e un po' di fortuna.

E nel video? Lì le cose si fanno davvero interessanti
Se in fotografia l'IA è ormai uno strumento silenzioso e quasi invisibile, nel campo video sta diventando sempre più protagonista — anche se per ora il pubblico generico se ne accorge soprattutto nelle conseguenze, non nel processo.
Avete visto quei video su YouTube o Instagram dove la qualità sembra troppo buona per essere vera? Oppure quei film degli anni '80 che improvvisamente sembrano girati in 4K? Dietro c'è un processo chiamato upscaling con intelligenza artificiale: un algoritmo analizza ogni fotogramma e aggiunge dettagli che nell'originale non esistevano. Non li copia da altrove, li deduce in base a ciò che ha imparato guardando milioni di altri video.
Il risultato non è sempre perfetto — a volte i volti sembrano leggermente plastificati, i movimenti troppo fluidi — ma è comunque impressionante per chi sa cosa c'era prima.

Poi c'è il capitolo dei deepfake, che merita un discorso a parte e forse una puntata dedicata. Per ora basti sapere che la stessa tecnologia che permette di migliorare la qualità di un video può essere usata per sostituire il volto di una persona con quello di un'altra in modo quasi indistinguibile. Con tutto ciò che questo comporta, in termini di opportunità creative e di rischi per la disinformazione.

Ma l'IA crea anche immagini dal nulla. E questa è un'altra storia.
Fino a qui abbiamo parlato di migliorare o modificare foto e video esistenti. Ma l'IA generativa fa anche qualcosa di più radicale: crea immagini completamente nuove a partire da una descrizione testuale.
Scrivete «un gatto arancione che legge un giornale su una spiaggia al tramonto in stile impressionista» e in pochi secondi avete esattamente quella scena, mai esistita prima, generata dall'intelligenza artificiale. Strumenti come Midjourney, DALL-E o Stable Diffusion fanno questo da qualche anno, e la qualità è arrivata a livelli che spesso rendono difficile distinguere il risultato da una fotografia o da un'illustrazione professionale.

Per i creativi, per i grafici, per i comunicatori, è uno strumento potentissimo. Per il mercato del lavoro in certi settori, è una domanda aperta che fa perdere il sonno a parecchie persone.
Quindi cosa cambia per voi, concretamente?
Mettiamo da parte per un attimo i tecnicismi e arriviamo al punto.
Se fate foto col telefono, l'IA è già al lavoro per voi ogni volta che premete lo schermo. Che lo sappiate o no, non importa: i risultati parlano da soli.
Se create contenuti — per lavoro, per passione, per i social — avete a disposizione strumenti che fino a cinque anni fa erano accessibili solo a professionisti con attrezzature costose e anni di esperienza. Volete rimuovere il rumore da un video girato in condizioni difficili? Upscalare vecchie riprese di famiglia? Generare uno sfondo credibile per un prodotto da fotografare? Esistono strumenti, molti dei quali gratuiti o quasi, che lo fanno in pochi click.
Se invece consumate contenuti — e tutti noi lo facciamo — vale la pena sviluppare un sano spirito critico. Non tutto ciò che sembra una foto è necessariamente una foto. Non tutto ciò che sembra un video è necessariamente accaduto. Non è una ragione per diventare paranoici, ma è una buona ragione per non smettere di farsi domande.

Come dicevo la volta scorsa: probabilmente non siamo pronti per quello che ci aspetta. Ma almeno ora sapete un po' meglio da dove viene la foto perfetta del vostro amico alle Cinque Terre.
Continua...

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