Apro il negozio ogni mattina come se lo aprisse ancora lei: con il medesimo senso del dovere, dell'impegno preso per la famiglia. Riordino lo stesso bancone che sta lì dal 1956, circondato dagli scaffali che nel 1981 (anno dell'ampliamento) aveva commissionato a un falegname. Sono ancora lì anche loro: solidi, pratici, assortiti di tutto punto, nello stile di mia nonna Tina che nel suo piccolo negozio di merceria aveva tutto, dalla gomma alle lenzuola, per soddisfare le esigenze di abitanti e villeggianti. Anche chi veniva in vacanza poteva aver bisogno di un bottone, ago e filo, una maglietta nuova, un canovaccio, un costume, un quaderno per i compiti e da lei lo trovava, sempre, avvolto in un profumo di lino e cotone, un fruscio di ricami su lenzuola preziose di doti nuziali.
Proprio la sua dote aveva esposto, con intelligente sottigliezza, sui primi scaffali costruiti dal nonno Mario, per attirare la clientela, per mostrare il genere e la qualità di assortimento del suo negozio. Solo in vetrina, perché ovviamente la dote non era in vendita.
In quegli anni, a Levanto, erano impensabili la grande distribuzione come il turismo di massa. Il paese brulicava di artigiani e piccoli commercianti con le loro botteghe, legati al territorio e ai contadini che se ne prendevano cura. La principale porta di ingresso era la stazione ferroviaria, a due passi dal negozio e questa favorevole collocazione aiutò mia nonna a consolidare l'attività; non sarebbe bastata però senza la sua simpatia, la sua cortesia, il suo innato saper trattare con le persone di qualunque estrazione sociale fossero, saper trovare la risposta giusta alle loro esigenze grazie al suo gusto e alla sua competenza.
L'ha appresa come un gioco, da bambina, quando frequentava spesso un altro negozio storico di Levanto, “la Cesarina”, perché ci abitava sopra. Ha imparato lì e ha deciso – con Mario, suo marito – di intraprendere questa attività che il 15 maggio 2026 compirà settant'anni. Il negozio si chiama ancora "Tina e Mario", anche se Mario aveva una sua bottega con officina per le biciclette, della quale ora si occupa mio fratello Giovanni.
Ci siamo adeguati ai tempi e alle nuove richieste fornendo merci e servizi che le soddisfino, ma ci ispiriamo ai nostri nonni. Conosciamo la loro storia e la divulghiamo con il nostro lavoro, il nostro essere come loro, operosi.
Molti clienti affezionati si servono ancora qui perché per loro è come “andare dalla Tina” con la certezza di trovare quel che cercano. Ne ho conferme quotidiane, che mi inorgogliscono e mi motivano sempre più a proseguire sulle loro orme, secondo il loro insegnamento, perché credo che il tessuto sociale – pur soggetto al cambiamento dei tempi – debba essere intrecciato con una trama di rapporti schietti, onesti, “per bene” come era mia nonna: "piccola, rotonda, simpatica, un sorriso aperto, l'espressione arguta, i capelli neri tenuti indietro sulla fronte da un cerchietto, era sempre allegra e mi trattava con familiarità". Così la ricorda e la descrive in un romanzo (Tutta l'estate davanti. Levanto sempre) Amelia Belloni Sonzogni, mia cliente e amica che, arrivata a Levanto bambina ora vi abita e ha conosciuto i nonni, frequentando sia la merceria sia l'officina dove nonno Mario gonfiava le gomme della sua bicicletta.
Questi legami che sembrano sottili, quasi inconsistenti, possono essere invece potenti se riescono a ispirare la stessa fiducia. Da parte mia, c'è tutto l'impegno.
Francesco Lapucci






