È tornata al suo posto, affacciata sul mare delle Grazie, la storica “mancina” del molo di Ria. Un ritorno che va ben oltre il recupero di un antico manufatto portuale: è il ritorno di un simbolo identitario, di una memoria grazziotta che per decenni ha accompagnato la vita quotidiana del borgo.
Per oltre settant’anni la mancina, azionata a forza di braccia attraverso un argano manuale, con la sua struttura in ghisa e il bigo in legno, ha rappresentato uno degli elementi più caratteristici della calata di Ria. Serviva per alare e varare le imbarcazioni e per movimentare merci in arrivo e partenza, svolgendo una funzione fondamentale per l’economia locale. Ma era anche qualcosa di più: un’immagine familiare, un simbolo del lavoro sul mare degli abitanti delle Grazie.
La storica struttura venne rimossa nel 2009 in occasione dei lavori di rifacimento della banchina da parte dell’Autorità portuale. Da allora era stata custodita dal Cantiere Valdettaro, in attesa di una ricollocazione che negli anni era diventata una richiesta sempre più forte da parte della comunità. Un’attesa lunga diciassette anni, attraversata da appelli, interpellanze e interventi di restauro eseguiti per evitare il degrado del manufatto.
La ricollocazione della mancina, ad opera dell’Amministrazione comunale, assume oggi un valore particolarmente significativo anche per il contesto in cui avviene: nel giorno dell’iniziativa “Mare Pulito” promossa dalla Pro Loco e a pochi giorni dal raduno delle barche d’epoca. Un segnale che rafforza la vocazione storica e culturale del porto antico “Armando Esperti”, legato a doppio filo alla tradizione marinara del borgo.
In questo percorso di recupero della memoria storica si inserisce anche il lavoro svolto dal Cantiere della Memoria di Corrado Ricci, impegnato nella ricerca di immagini d’epoca, documenti e testimonianze orali.
Proprio grazie a questa attività sono stati recuperati e riproposti materiali preziosi che raccontano la storia della mancina e del porto. Fotografie storiche e un video-testimonianza pubblicato sulla pagina Facebook del progetto hanno riportato alla luce i ricordi di Nino Coluccia, Fabrizio Zignego e Mauro Carassale, raccolti insieme a Renato De Nicola. Testimonianze che hanno contribuito a ricostruire il passato della struttura e a mantenere viva l’attenzione sulla necessità della sua ricollocazione.
La mancina oggi non tornerà a movimentare barche e merci come un tempo, ma assume una nuova funzione: quella di testimonianza storica e culturale. Diventa arredo urbano, elemento museale del porto delle vele d’epoca, simbolo della memoria marinara del paese e omaggio alle generazioni che hanno vissuto il mare come lavoro e sacrificio.
Il Cantiere della Memoria, nel salutare il ritorno della storica struttura, rilancia anche il proposito di conservarne il valore simbolico come memoria di chi ha perso la vita in mare. Un modo per trasformare un antico strumento portuale in un luogo capace di custodire storie, ricordi e identità.
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