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Sguardi Himalayani: alla Spezia Andrea Mordacci, lo studioso dedito a salvare l'anima tribale del Nepal

"L'arte himalayana non è solo estetica. È una mappa del sacro che dobbiamo imparare a leggere prima che sbiadisca del tutto".

Ci sono ricercatori che non si accontentano dei libri e delle fonti accademiche, ma scelgono di percorrere le strade polverose dell'Himalaya per proteggere culture che rischiano di scomparire. Tra questi, Andrea Mordacci rappresenta una delle figure più autorevoli a livello internazionale. Studioso e membro del Comitato Artistico di ARCH – Association pour le rayonnement des cultures himalayennes di Parigi, è oggi riconosciuto come uno dei massimi esperti di arte tribale nepalese e sciamanesimo himalayano. Mordacci è inoltre Responsabile del settore Arte Himalayana della Fondazione Tribale Globale (sovrintendente Giuliano Arnaldi) e amministratore della community Facebook Collecting and Studying Himalayan Tribal Art, che riunisce circa 5.000 studiosi e appassionati.
Allievo del massimo esperto internazionale di arte Himalayana, Eric Chazot, recentemente scomparso.
Curatore della prima mostra di arte tribale primitiva a Kathmandu nel 2014.

 
Un ponte tra Parigi e il Terai

Figura di riferimento all'interno di ARCH, l'organizzazione che riunisce i principali esperti mondiali del patrimonio culturale himalayano, Mordacci ha saputo coniugare il rigore del collezionismo europeo con la ricerca sul campo. La sua specializzazione nelle popolazioni Tharu, gli "uomini della foresta" delle pianure del Terai, lo ha portato alla pubblicazione di monografie oggi conservate in istituzioni di prestigio come la Galerie Le Toit du Monde di Parigi.

 
Il custode dei templi e degli sciamani

La sua carriera è segnata da interventi concreti di tutela culturale. Nel 2012 il suo contributo fu determinante per impedire lo smantellamento di un antico tempio induista in Nepal, destinato alla vendita privata. Le sue ricerche approfondiscono il mondo dei Dhami e dei Jhakri, gli sciamani himalayani, e la complessa simbologia degli oggetti rituali che accompagnano le loro pratiche spirituali.

 
L'eredità di Tucci nel presente

Spesso accostato alla tradizione degli orientalisti italiani – da Giuseppe Tucci in avanti – Mordacci porta avanti un'intensa attività divulgativa in Italia. Attraverso conferenze e cicli di incontri, come I mille volti del divino e Sciamani e dintorni, restituisce al pubblico non solo la bellezza estetica delle opere himalayane, ma il loro profondo valore antropologico e spirituale. Per Mordacci, l'arte tribale è un linguaggio vivo, indispensabile alla sopravvivenza di identità millenarie.

 
La prossima conferenza alla Spezia

Nel mese di maggio (data in definizione), presso la sede del Canaletto del CPIA La Spezia, sotto la dirigenza del dott. Andrea Minghi e nell'ambito del progetto Memoria e Territorio, Andrea Mordacci accompagnerà il pubblico in un viaggio visivo e narrativo attraverso le valli del Nepal. Un'occasione per scoprire come la bellezza dell'arte tribale sia intimamente legata alla memoria, alla spiritualità e alla resilienza delle comunità himalayane.
«L'arte himalayana non è solo estetica,» ricorda Mordacci. «È una mappa del sacro che dobbiamo imparare a leggere prima che sbiadisca del tutto.»

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