Presidente, quando entrerà realmente in vigore questa nuova modalità di certificazione?
Dr. Salvatore Barbagallo: «L’applicazione non sarà immediata. La legge rinvia infatti a un successivo accordo da approvare in Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute. Solo dopo quell’intesa saranno definiti tempi e modalità operative.»
Qual è, secondo lei, l’impatto più immediato della norma?
Dr. Salvatore Barbagallo: «La possibilità di certificare alcuni casi senza visita in presenza è sicuramente utile, soprattutto per brevi periodi di assenza dal lavoro. Sgrava il medico certificatore da accessi non sempre necessari e libera il paziente dall’obbligo di una visita che, in certi casi, doveva essere effettuata addirittura al domicilio.»
Questa novità comporta maggior responsabilità per il lavoratore?
Dr. Salvatore Barbagallo: «Assolutamente sì. Il lavoratore dovrà riferire in modo veritiero i sintomi e indicare correttamente il luogo di cura. Il medico, infatti, non potrà accertare fisicamente la presenza del paziente nel luogo dichiarato. È un passaggio che richiede serietà e correttezza.»
Si può dire che questa procedura superi il limite dell’autocertificazione?
Dr. Salvatore Barbagallo: «In parte sì. Nei brevi periodi di malattia l’autocertificazione viene spesso considerata un’alternativa, ma la diagnosi del medico — basata sui sintomi riferiti — garantisce comunque un livello maggiore di tutela e tracciabilità. Questa modalità offre un equilibrio più appropriato.»
Questa procedura può sostituire del tutto la visita clinica tradizionale?
Dr. Salvatore Barbagallo: «Assolutamente no. Non può e non deve sostituire l’esame clinico diretto, che rimane imprescindibile per una diagnosi accurata. È invece uno strumento utile per certificazioni legate a patologie minori o per monitorare l’evoluzione di condizioni già diagnosticate in precedenza.»
Dr. Salvatore Barbagallo
Presidente dell’Ordine dei Medici della Spezia







