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Da una marionetta nell'armadio la riscoperta di una storia di famiglia e di un teatro su palafitte a Lerici In evidenza

Adele racconta la storia dei propri avi, ricca di emozioni e di una magia artistica oggi quasi sparita.

Quando eravamo piccoli, io e mio fratello Alberto, c’era una marionetta appesa tra i vestiti, in un armadio di casa. Nostra nonna, che abitava a Viareggio, ne aveva un’altra. Il nostro era Baruda, personaggio focoso, impulsivo e bevitore (non a caso il suo nome deriva dall’arabo baroud-polvere da sparo), l’altra, Filomena, la sua eterna fidanzata.
In casa ci raccontavano le loro avventure,  che il più delle volte finivano a legnate..Le vicende erano popolate da altri personaggi dai nomi buffi, ricordo un certo Masticabrodo, evidentemente sdentato…

E’ stato solo in un secondo tempo, quando tutti i tutti i parenti che animavano queste marionette erano morti, che abbiamo avuto in mano un faldone, che è rimasto lì inesplorato fino al periodo del Covid. La noia in casa di quello strano tempo, ci ha fatto così metter mano ai documenti, composti da articoli di giornali d’epoca, foto delle marionette al completo, un copione e addirittura la locandina di uno spettacolo. Così è venuta fuori una storia affascinante.

Carlo Dacomo, il padre di nostra nonna, era nato a metà ottocento a Bra, nel cuneense, e girava per l’Italia del centro nord con un teatro di marionette con la moglie Maria, e i loro figli e figlie, dando vita a questi personaggi. Hanno fatto spettacoli alla Reggia di Venaria, alla tenuta di San Rossore presso i Savoia, ma anche in numerosi teatri locali. Molti di questi spettacoli sono testimoniati da cartoline spedite allo stesso Carlo o a nostra nonna.

Nei primi anni del novecento, si sono stabiliti a Carrara, nel centro storico, tenendo regolarmente spettacoli in un palazzo storico della città: palazzo Pisani o delle cariatidi. Tutto questo, fino alla fine della prima guerra mondiale quando il cinema stava prendendo il sopravvento. Il fratello minore di Carlo, Eugenio, girava con un ‘cinematografo’, così nell'ultimo periodo ai burattini alternavano proiezioni.

Abbiamo scoperto, a questo punto, cercando di raccogliere notizie dai parenti più anziani, che nostra nonna, che aveva le dita piccole, era l’addetta alla colorazione di alcune pellicole, perché suo zio faceva anche dei filmati, non film ma riprese di eventi, oggi purtroppo spariti, ma ancora con titoli riconducibili a lui.
Fra le varie cartoline rinvenute, una del 1917 è indirizzata a Carlo presso il  teatro Verdi di Lerici. Essendo noi residenti alla Spezia dalla nascita, ci siamo incuriositi molto ed abbiamo cercato di capire dove fosse questo teatro. Così abbiamo scoperto che esisteva un teatro interamente in legno su palafitte all'altezza del comune di Lerici, andato poi in fiamme il 9 maggio 1919, probabilmente a causa di un mozzicone di sigaretta.

Un faldone di documenti e il Covid, hanno quindi fatto riemergere il nostro Baruda (versione carrarese della maschera genovese Barudda), facendoci riscoprire parte della nostra storia che altrimenti sarebbe andata perduta.

Adele d’Ippolito

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