Sulla rotta dell’anniversario del naufragio avvenuto venti anni fa (3 dicembre 2005) riaffiora on line la storia di nave Margaret e il lieto fine delle grandi manovre seguite alla devastante collisione della nave sulla diga foranea: la salvezza dei tredici membri di equipaggio (12 georgiani e una ucraina, la cuoca) grazie ai recuperi dal mare in tempesta effettuati da due elicotteri della Guardia costiera, la salvezza del golfo a rischio di disastro ambientale grazie al recupero del gasolio dai serbatoi del cargo.
Sono gli effetti della ricerca a mezzo social che sta sviluppando il giornalista Corrado Ricci, raccogliendo e postando su Facebook le testimonianze dei protagonisti delle operazioni coordinate dall’allora comandante della Capitaneria di porto Giovanni Pettorino (poi divenuto, nel 2018 per tre anni, comandante generale del Corpo delle Capitanerie). Una maniera insolita per ritessere il filo della storia.
“Una ricostruzione partecipata nella quale, oltre alle cronache e agli atti d’inchiesta, si rincorrono i ricordi in prima persona o mediati della vicenda che ha lasciato il segno nel golfo: il relitto della nave…” dice il collega al timone del Cantiere della Memoria, progetto culturale dell’associazione La Nave di Carta, oltre che luogo espositivo nel porto antico delle Grazie.
Da alcuni giorni la pagina social del Cantiere della Memoria si fa collettore di immagini, relazioni e pensieri che restituiscono la storia del naufragio e di quello che è accaduto dopo: l’efficacia dei soccorsi e delle operazioni di salvaguardia del mare, l’accoglienza data ai marittimi ospiti nel monastero di Santa Maria del Mare, la presenza sommersa di quel che resta della nave, prossima a essere al centro di uno studio finalizzato a verificare la fattibilità della rimozione ma anche ad esplorare il vecchio auspicio della messa in sicurezza del relitto per renderlo meta di immersioni guidate nell’ambito del progetto del Distretto ligure della subacquea.
Per un futuro incerto, un passato meritevole di essere riscoperto. “Ha una sicura valenza didattica per chi studia per diventare capitano; comunque è un pezzo della storia marinara del golfo permeata di elementi meritevoli di essere valorizzati. L’iniziativa del Cantiere della Memoria – spiega Ricci – si è innestata nel proposito dell’ammiraglio Pettorino di scrivere un libro: sosteniamo con slancio il suo progetto. Se attraverso la ricerca emergeranno foto e video, sarebbe bello allestire una mostra”.
Di qui la chiamata alla ricerca partecipata e condivisa.







