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Le Cinque Terre come musa: arte, memoria e paesaggio nel nuovo libro di Emanuela Cavallo e Marco Ferrari In evidenza

di Francesca Tarantino - Presentato al CAMeC il volume “Artisti alle Cinque Terre”, che racconta la storia artistica del territorio attraverso gli occhi di pittori, fotografi e poeti.

Una serata intensa e partecipata ha celebrato la presentazione del nuovo libro di Emanuela Cavallo e Marco Ferrari, dedicato al patrimonio artistico e culturale delle Cinque Terre. L'evento, ospitato dal CAMeC (Centro Arte e Memoria delle Cinque Terre), ha visto la presenza di numerosi ospiti, tra cui Lorenzo Viviani, Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, e figure di spicco del panorama artistico e istituzionale locale.

Oltre la cartolina

Il volume nasce come risposta alla crescente banalizzazione turistica del territorio, spesso ridotto a semplice cartolina. Gli autori propongono invece un racconto profondo, che valorizza il legame tra paesaggio e arte, tra natura e memoria. “Le Cinque Terre sono un patrimonio fragile ma autentico, fatto di un colloquio tra la natura e l’uomo che ha segnato generazioni di spezzini”, ha sottolineato Viviani.

I protagonisti dell’ispirazione

Il libro ripercorre la storia artistica del territorio, da Telemaco Signorini a Michelangelo Pistoletto, passando per Discovolo, Birolli, Boetti e lo stesso Eugenio Montale. Corniglia, Manarola, Riomaggiore e gli altri borghi diventano scenari di ispirazione per pittori, fotografi e poeti.

Particolarmente toccante l’approfondimento dedicato a Renato Birolli, artista e intellettuale che trascorse lunghi periodi a Manarola a partire dal 1955. La storica dell’arte e presidente della Fondazione Birolli, Viviana Birolli, nipote dell’artista, ha raccontato come il borgo ligure divenne per l’artista “un luogo dell’anima”, capace di ispirare una nuova stagione pittorica fatta di gestualità, colore e astrazione.

Birolli, protagonista del movimento Corrente e del Gruppo degli Otto, trovò nelle Cinque Terre un paesaggio “indocile”, difficile da tradurre in pittura, ma proprio per questo fertile. I suoi quadri sugli incendi, le vendemmie e le rocce raccontano un territorio vissuto, osservato, amato. “Il mio quadro, agli inizi, è come un seme amorfo rispetto alla pittura pianta”, scriveva l’artista.

Immagini e gesti: il territorio reinterpretato

Il volume esplora anche il ruolo della fotografia e dell’arte povera nel documentare e reinterpretare il territorio. Le immagini di Discovolo, le performance di Pistoletto e le opere di Boetti si intrecciano con la memoria collettiva, restituendo un racconto stratificato e profondo delle Cinque Terre.

Un’eredità che resiste

Tra 70 anni questo libro sarà ancora qui, mentre i siti web potrebbero sparire”, ha ricordato uno degli intervenuti. Un’opera che diventa strumento di valorizzazione culturale, capace di ispirare nuove generazioni e di restituire dignità a un territorio spesso ridotto a sfondo per selfie.

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