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Promossi all'esame di maturità, ma a quello di civiltà? In evidenza

In non pochi casi i festeggiamenti si sono trasformati in comportamenti incivili ed irrispettosi. Le riflessioni del Dirigente dell'Istituto Capellini - Sauro.

In questi giorni, sia come presidente di commissione sia come dirigente scolastico, ho potuto verificare che quel che resta dell’Esame di Stato sono soprattutto marciapiedi e strade orribilmente imbrattate.
Litri di spumante versati, farina, uova, addirittura qualche fumogeno, carta, coriandoli (per lo più di plastica) e chissà cos’altro ancora: un panorama comune a moltissime scuole, in questo periodo.

Tanto la strada e i marciapiedi sono spazi pubblici e qualcuno pulirà, prima o poi. Sì, qualcuno, qualcun altro.

Pare sia dunque questo il modo di festeggiare la conclusione di almeno 13, per chi ha frequentato anche la scuola dell’infanzia 16, anni di scuola. Praticamente l’intera vita di ragazze e ragazzi diciannovenni ora “maturi”.

Una vita a scuola che, per alcuni (purtroppo non pochi, anzi troppi) evidentemente non è servita a comprendere le basi della convivenza civile.

Mi sembra già di udire qualche possibile commento: ma sono ragazzi, diamo loro modo di fare festa, cosa vuoi che sia!
Assolutamente d’accordo con le feste! E sempre disponibile anche a parteciparvi.
Ma, questo disastro, si può davvero chiamare festa?

Già l’anno scorso avevo cercato di sensibilizzare studenti e famiglie su questo tema, con una circolare che quest’anno ho inviato nuovamente e che, purtroppo, è rimasta ampiamente inascoltata.

Cos’altro resta?

Quel che resta sono studenti e studentesse che, pochi minuti dopo avere dimostrato, davanti alla commissione d’esame, “di aver maturato le competenze di Educazione civica” (come recita l’Ordinanza Ministeriale), non esitano a lasciare sull’irriconoscibile marciapiede ogni sorta di rifiuto, a partire da decine di bottiglie vuote (almeno quelle, non si potrebbero portare via?).

Quel che resta sono alcuni genitori e familiari che, “armati” loro stessi di cannoni spara-coriandoli, bottiglie da innaffio e, in qualche caso, persino uova e farina, irridono e quasi insultano le collaboratrici scolastiche intervenute per cercare di ricondurre la festa nei binari dell’accettabile.

Dentro di me, quel che resta è una certa amarezza. Un po’ per me stesso, nel rilevare la mia incapacità di trasmettere il semplice pensiero che sia possibile fare festa senza ridurre in condizioni indecenti un’area pubblica.

Molta nell’apprezzare plasticamente quanto sia esile l’alleanza educativa con alcune famiglie. Ancora di più per il “sistema scuola” che su temi fondanti di cittadinanza basilare dimostra di non essere stata efficace.

Quel che resta è questo post che probabilmente a qualcuno, forse a molti, sembrerà il patetico ed esagerato lamento di un vecchio preside un po’ rimbambito.

Correrò il rischio, del resto i requisiti per essere definito vecchio …me li sono guadagnati!
Per il rimbambimento, spero ci sia ancora tempo.


Antonio Fini
Dirigente scolastico Istituto Capellini - Sauro

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